Un pacemaker è stato impiantato con successo su una donna di 101 anni presso la cardiologia dell'ospedale di Gubbio - Gualdo Tadino. L'intervento, di particolare rilevanza, è stato eseguito dall'équipe medica guidata dal direttore Marco Cardile. La paziente era stata ricoverata per un blocco atrio-ventricolare completo e non aveva risposto ai farmaci endovenosi per stimolare il cuore e aumentare la frequenza cardiaca.

L'équipe medica ha inizialmente impiantato un pacemaker temporaneo transvenoso. Successivamente, dopo attenta valutazione clinica, è stato posizionato un pacemaker definitivo monocamerale.

L'esito dell'intervento è stato pienamente positivo: la paziente è stata dimessa il giorno successivo e, al controllo a una settimana, il dispositivo funzionava correttamente e il decorso post-operatorio era favorevole.

Le dichiarazioni del direttore Cardile sull'intervento

Il direttore Marco Cardile ha sottolineato il valore dell'intervento, affermando che "l'età anagrafica, da sola, non può rappresentare un limite alle cure". Ha poi aggiunto: "In una paziente di 101 anni, dopo attenta valutazione clinica e del rapporto rischi-benefici, abbiamo ritenuto appropriato procedere all'impianto di pacemaker. È un risultato che testimonia la qualità e il lavoro di squadra della nostra Cardiologia e di tutti i professionisti coinvolti nel percorso assistenziale".

Cardile ha ringraziato il personale medico, infermieristico e il coordinatore dell'Unità operativa per la professionalità e dedizione.

Casi simili e l'importanza delle cure negli ultracentenari

Questo successo si inserisce in un contesto di interventi analoghi eseguiti in altre strutture italiane. Un esempio è l'operazione del 2024 all'ospedale San Giacomo di Monopoli (Bari), dove un pacemaker fu impiantato su una donna di 102 anni con blocco atrioventricolare avanzato. Nonostante l'età e le condizioni cliniche particolari, l'intervento fu completato con successo, permettendo alla paziente di tornare a casa dopo breve degenza.

Questi casi esemplari dimostrano come, con un'attenta valutazione clinica, sia possibile intervenire con successo anche su pazienti ultracentenari. Tali operazioni offrono concrete opportunità di cura e un significativo miglioramento della qualità della vita, riaffermando che l'età non limita l'accesso alle migliori opzioni terapeutiche.