Una ragazza di 18 anni, affetta da neurofibromatosi di tipo 2 e sorda dall'infanzia, ha iniziato a percepire suoni dopo un innovativo intervento al Policlinico di Bari. L'operazione, diffusa il 7 settembre 2026, ha comportato l'impianto di un dispositivo uditivo al tronco encefalico, l'Auditory Brainstem Implant (Abi).

L'intervento, durato otto ore, ha visto la collaborazione delle équipe di Neurochirurgia e Otorinolaringoiatria, guidate da Francesco Signorelli e Nicola Quaranta. Durante la procedura, è stato rimosso un tumore benigno (schwannoma vestibolare).

L'impossibilità di conservare il nervo acustico ha reso necessario l'Abi, che stimola direttamente le strutture del tronco encefalico per la trasmissione sonora.

L'innovazione dell'impianto Abi

L'Abi si distingue dagli impianti cocleari tradizionali poiché non sfrutta il nervo acustico. Il dispositivo utilizza una matrice di elettrodi posizionata sulla superficie del tronco encefalico, in corrispondenza dei nuclei cocleari, i centri nervosi che elaborano le informazioni sonore. Il Policlinico di Bari ha evidenziato il primo utilizzo di un Abi nel Sud Italia.

Attivazione e percorso riabilitativo

Dopo l'operazione, è iniziata la fase di attivazione e regolazione dell'impianto. Tramite un software collegato al processore esterno, sono stati inviati stimoli progressivi agli elettrodi.

Durante le prime sedute, la ragazza ha percepito suoni, anche prodotti con strumenti musicali dalla dottoressa Alessandra Murri (Otorinolaringoiatria).

Il percorso proseguirà con la regolazione del dispositivo e la riabilitazione uditiva, fondamentali per adattare la stimolazione elettrica e verificare le risposte della paziente. La procedura ha richiesto un approccio multidisciplinare, coinvolgendo competenze neurochirurgiche, otorinolaringoiatriche e audiologiche, a testimonianza della collaborazione tra i reparti del Policlinico di Bari.