In occasione della Giornata internazionale per l'aborto libero e sicuro, la Cgil Marche ha sollevato forti criticità riguardo all'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nella regione. Dalla sede di Ancona, il 28 settembre 2026, il sindacato ha denunciato che nelle Marche non è garantito il diritto alla libera scelta, evidenziando problematiche legate all'organizzazione dei consultori, alla copertura dei servizi, alla diffusa presenza di personale obiettore e al termine stabilito per l'IVG farmacologica.
Un'analisi condotta dalla Cgil Marche su 66 consultori regionali ha rivelato un quadro preoccupante.
Ben 25 di queste strutture, pari al 38% del totale, operano con aperture limitate a uno o due giorni alla settimana. Gli orari medi di servizio mostrano una marcata disparità, dipendendo direttamente dal numero di figure professionali disponibili: si passa da 42,5 ore settimanali con quattro operatori a sole 12,5 ore quando è presente una singola figura. Inoltre, il Pap test, un servizio essenziale, è offerto in 55 sedi su 66.
Accesso all'IVG e il nodo dell'obiezione di coscienza
Le certificazioni per l'interruzione volontaria di gravidanza sono rilasciate in appena 26 consultori su 66, e, dato significativo, l'IVG farmacologica non è erogata in alcuna delle sedi consultoriali esaminate. La Cgil Marche ha posto l'accento anche sulla distribuzione del personale obiettore, un fattore che incide profondamente sull'effettiva fruibilità del servizio.
In sette strutture, la totalità degli operatori, tra ostetriche e ginecologi, aderisce all'obiezione di coscienza. In altre 13 sedi, la percentuale di obiettori varia tra il 20% e il 33%, mentre in 18 consultori si attesta tra il 40% e il 67%. Soltanto in nove sedi non si registrano obiettori.
Per quanto concerne l'IVG farmacologica, la regione Marche non ha ancora recepito l'aggiornamento normativo che estende il termine per la somministrazione del farmaco a nove settimane, mantenendolo fermo a sette. Questa situazione si traduce in liste d'attesa molto lunghe e in una percentuale di obiettori, in questo specifico ambito, che supera il 70%. La quota di IVG farmacologiche nelle Marche si ferma al 38,9%, un dato significativamente inferiore alla media nazionale, che si attesta al 59,5%.
Le richieste della Cgil Marche per un diritto effettivo
Eleonora Fontana e Loredana Longhin, rappresentanti della Cgil Marche, hanno avanzato precise richieste per assicurare una copertura più ampia e uniforme dei servizi legati all'interruzione volontaria di gravidanza. Il sindacato ha sottolineato la necessità di offrire l'IVG farmacologica in tutti i presidi ospedalieri e di garantire la presenza di personale non obiettore in ogni struttura. La posizione della Cgil Marche si estende inoltre alla richiesta di un potenziamento dei consultori, per renderli pienamente operativi e accessibili, e di un rafforzamento complessivo dei servizi di welfare territoriale a sostegno delle famiglie e dell'infanzia.