Giovanni, un quattordicenne affetto da paralisi cerebrale infantile, ha registrato un notevole miglioramento nell'uso dell'arto superiore e nella propria autonomia. Questo progresso è stato ottenuto grazie a un intervento di neurectomia iperselettiva, eseguito presso l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, e a un percorso riabilitativo. La notizia è stata diffusa a Torino il 19 settembre 2026. Prima del trattamento, Giovanni affrontava difficoltà in attività quotidiane come vestirsi, indossare i calzini e mangiare autonomamente.
Il caso specifico riguardava la spasticità di un braccio, condizione comune nella paralisi cerebrale infantile che limita i movimenti quotidiani.
Dopo l’intervento e la riabilitazione, Giovanni ha recuperato una migliore funzionalità dell'arto superiore e maggiore indipendenza. L'obiettivo primario del trattamento è stato ridurre l'eccessiva tensione muscolare che ostacolava i gesti ordinari, migliorando la qualità di vita.
La tecnica chirurgica sui nervi
La paralisi cerebrale infantile è la causa più comune di disabilità motoria in età pediatrica, stimata in circa due-tre casi ogni mille nati vivi. Tra le sue manifestazioni, la spasticità dell'arto superiore è caratterizzata da muscoli che ricevono un comando di contrazione eccessivo e persistente. Ciò genera contrazioni involontarie, posture anomale e possibili deformità che compromettono il controllo dei movimenti.
L'intervento di neurectomia iperselettiva agisce sui piccoli rami nervosi diretti ai muscoli interessati. Il chirurgo rimuove selettivamente una parte delle fibre nervose che trasmettono il comando di contrazione, riducendo la tensione muscolare. La tecnica è stata descritta paragonando il nervo a un cavo con molti piccoli fili: l'intervento si concentra su una porzione di questi fili, quelli collegati ai muscoli coinvolti nella spasticità, preservandone le altre funzioni.
La valutazione pre-intervento
La scelta di un trattamento come la neurectomia iperselettiva è sempre preceduta da una valutazione multidisciplinare del bambino. Questo processo considera la spasticità, le eventuali deformità, le capacità funzionali, le difficoltà nelle attività quotidiane e gli obiettivi condivisi con il paziente e la sua famiglia.
Nel caso di Giovanni, l'attenzione clinica si è focalizzata sull'arto superiore, le cui limitazioni rendevano problematiche attività come vestirsi, mettersi i calzini e mangiare da solo, evidenziando l'importanza di un approccio personalizzato.