L'associazione Viva la Vita Italia ODV-ETS ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, in provincia di Varese, in merito alla morte medicalmente assistita di Domenico Zuccarella. L'uomo, di 59 anni, era affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva e il suo decesso è avvenuto il 25 agosto 2026. L'evento è stato segnalato come il primo caso gestito direttamente dal Servizio sanitario regionale lombardo. La notizia è stata resa nota il 07 settembre 2026.
L'iniziativa legale di Viva la Vita Italia, presieduta e legalmente rappresentata da Giacomo Gigliotti, mira a sollecitare la magistratura a compiere accertamenti approfonditi.
L'esposto chiede in particolare di verificare le modalità, i presupposti e l'intera gestione della procedura che ha portato al fine vita assistito. La pratica di Zuccarella, a seguito dell'accoglimento della sua richiesta di assistenza per attuare la propria scelta di ricorrere al fine vita medicalmente assistito, è stata gestita dall'Asst Ovest Milanese, un'azienda socio-sanitaria territoriale con sede a Legnano. La Procura di Busto Arsizio detiene la competenza territoriale per condurre le indagini e gli accertamenti necessari.
I punti chiave delle verifiche richieste
Nel documento presentato alla Procura, si evidenzia una presunta estensione del ruolo del Servizio sanitario regionale. L'esposto sostiene che il servizio non si sarebbe limitato alla sola verifica delle condizioni cliniche del paziente, ma avrebbe attivamente messo a disposizione risorse significative.
Tra queste figurano personale sanitario, il farmaco specifico, la strumentazione necessaria, il sistema per l'autosomministrazione e una struttura sanitaria adeguata per l'attuazione dell'intera procedura. L'associazione chiede pertanto di accertare con precisione se tutte le condizioni previste dall'ordinamento giuridico italiano e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale siano state scrupolosamente rispettate, con un focus specifico sulla sentenza 242 del 2019, che disciplina l'aiuto al suicidio.
Tra i criteri fondamentali indicati nell'esposto per le verifiche giudiziarie, spiccano diversi aspetti cruciali. Si richiede un'attenta analisi della patologia e delle sofferenze del paziente, della sua effettiva dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e della sua piena capacità di autodeterminazione.
Un altro punto focale è l'informazione completa fornita a Zuccarella riguardo alle cure palliative, alla terapia del dolore e alle diverse alternative assistenziali disponibili. Inoltre, l'esposto sollecita una verifica rigorosa sull'effettiva autosomministrazione del farmaco, chiedendo di chiarire quale sia stata, materialmente, l'azione compiuta dalla persona per attivare il dispositivo, al fine di escludere qualsiasi eventuale intervento di terzi nella somministrazione del farmaco.
Documentazione, parere etico e catena decisionale
La richiesta rivolta alla Procura include anche l'acquisizione di una vasta gamma di documentazione. Nello specifico, si sollecita l'ottenimento del parere espresso dal Comitato etico territorialmente competente, insieme a tutti gli atti sanitari e amministrativi che hanno autorizzato l'impiego di personale, farmaci, strutture e risorse del Servizio sanitario regionale.
L'esposto richiede infine una dettagliata ricostruzione della catena decisionale che ha coinvolto le diverse strutture sanitarie, la Regione Lombardia, la Direzione Welfare, il Comitato etico e tutti gli altri organismi che hanno partecipato o avuto un ruolo nella gestione del caso.