Il presidente del Veneto, Alberto Stefani, sta definendo una misura per escludere gli autori di aggressioni al personale sanitario ospedaliero dall'accesso a bonus e finanziamenti regionali. L'iniziativa, annunciata a Venezia il 7 settembre 2026, prevede di inserire tra i requisiti per partecipare a bandi e ottenere finanziamenti l'assenza di violenze commesse contro i lavoratori del settore sanitario.
La proposta mira a contrastare chi aggredisce il personale sanitario e causa disagi alla sanità. Stefani ha evidenziato come tali atti ledano un diritto sacrosanto dei cittadini: “Aggredire il personale sanitario e creare disagi alla sanità significa ledere un diritto sacrosanto di altri cittadini.
Chi si rende colpevole di questo, merita di perdere l'accesso ad ogni beneficio regionale a lui diretto”.
Benefici regionali e criteri di esclusione
La Regione Veneto intende intervenire su diverse tipologie di contributi. Tra questi figurano i contributi di carattere sociale (esclusi quelli socio-assistenziali o sanitari), gli incentivi individuali per la mobilità sostenibile, i contributi individuali per attività sportive, ricreative o culturali e gli incentivi ambientali individuali, come i fondi per la sostituzione di auto e biciclette.
L'iniziativa si estende anche ai contributi per partite Iva e imprese. Non saranno invece toccati i finanziamenti destinati al soddisfacimento di bisogni essenziali o quelli che apportano beneficio anche a terzi, come il bonus asilo nido.
Portata e contesto della proposta
La norma in fase di studio potrebbe evolvere in una proposta di legge a valenza statale, da sottoporre successivamente al governo centrale. L'obiettivo primario è vincolare l'accesso a specifici benefici regionali alla condizione di non aver perpetrato violenze contro gli operatori sanitari negli ospedali.
Questa posizione si inserisce nel contesto dei recenti fatti di cronaca che hanno visto operatori sanitari subire aggressioni o minacce all'interno delle strutture ospedaliere. Stefani ha sottolineato la necessità di risposte concrete, sia sul piano dell'ordine pubblico e della deterrenza, sia su quello culturale, per proteggere luoghi come i Pronto Soccorso.