Emergency lancia un grave allarme sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, segnalando che entro dicembre ben 1,4 milioni di persone potrebbero trovarsi in condizioni di grave insicurezza alimentare. L'organizzazione, attiva sul campo con due cliniche di assistenza nelle località di al-Qarara e al-Mawasi, ha diffuso questo dato il 14 ottobre 2026, a un anno esatto dall'annuncio del cessate il fuoco nella Striscia. Le rilevazioni dell'Integrated Food Security Phase Classification (IPC) richiamate da Emergency confermano la drammaticità di questo scenario, evidenziando le carenze strutturali di cibo e acqua pulita, le persistenti difficoltà nell'ingresso degli aiuti umanitari e le condizioni abitative precarie che affliggono quotidianamente la popolazione.

La disponibilità di alimenti nella Striscia di Gaza è giudicata insufficiente a garantire l'apporto nutrizionale necessario per la salute e il benessere della popolazione. A questa scarsità di cibo si aggiunge la critica difficoltà di accesso all'acqua potabile e pulita. Questo problema incide profondamente anche sulle pratiche quotidiane essenziali, in particolare quelle legate alla cura dei bambini, come la preparazione del latte in polvere. L'uso di acqua non sicura, infatti, espone i più piccoli a rischi elevati per la salute, specialmente quando l'alimentazione artificiale è indispensabile per la loro sopravvivenza e crescita.

La crisi umanitaria: aiuti, prezzi e condizioni di vita

Il contesto post-cessate il fuoco continua a essere segnato da un bilancio drammatico: le stime più recenti indicano oltre 1.400 vittime e più di 4.700 feriti.

L'ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza continua a incontrare forti e sistematici ostacoli, anche a causa delle limitazioni imposte al transito di materiali e beni essenziali attraverso il valico di Kerem Shalom, al confine con l'Egitto. Questa situazione è ulteriormente aggravata da un significativo calo nella quota di camion di aiuti umanitari effettivamente scaricati nella Striscia, passata dal 77% al 70%. Parallelamente, l'economia locale è in ginocchio: i prezzi di cibo e beni essenziali hanno subito un aumento medio del 207% rispetto al periodo precedente al conflitto. Questa combinazione di disponibilità insufficiente di alimenti, difficoltà di accesso ai beni primari, scarsità di acqua sicura e ostacoli logistici nella distribuzione degli aiuti delinea una situazione di emergenza critica per l'intera popolazione.

L'emergenza abitativa e l'arrivo della stagione fredda

Le condizioni abitative nella Striscia di Gaza stanno peggiorando rapidamente, con l'arrivo delle prime piogge stagionali che hanno già colpito gran parte della popolazione. Molti residenti sono costretti a vivere in tende ormai fatiscenti, che offrono scarsa o nulla protezione dagli elementi. È considerata urgente la necessità di far entrare nella Striscia i materiali indispensabili per riparare le tende esistenti o per costruire rifugi più sicuri e resilienti, in vista dell'imminente stagione fredda e delle sue intemperie. A questa precarietà si aggiungono gli incendi periodici che si verificano nella Striscia, aggravando ulteriormente il quadro di emergenza abitativa e la vulnerabilità delle comunità.