A Roma, il 14 ottobre 2026, l’Osservatorio sulla comunicazione nel gioco, frutto della collaborazione tra Fondazione Fair e Ipsos Doxa, ha posto con forza la prevenzione dei disturbi da gioco d’azzardo al centro del dibattito pubblico sul settore. L’indagine, i cui risultati sono stati presentati durante il significativo appuntamento del Fair Forum, ha rivelato una chiara indicazione da parte della popolazione italiana: per l’80% degli intervistati, le priorità assolute nel comparto del gioco sono la prevenzione della dipendenza, la tutela dei minori e dei giovani, e il contrasto al gioco illegale.
Nonostante questa consapevolezza diffusa, emerge una preoccupazione: quasi sei italiani su dieci giudicano ancora inadeguato l’operato attuale e le misure messe in campo per prevenire e contrastare efficacemente i disturbi legati al gioco d'azzardo.
La ricerca, dettagliatamente illustrata da Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos Doxa, si è prefissa l’obiettivo di valutare con precisione quanto i messaggi veicolati da istituzioni e operatori del settore riescano effettivamente a informare il pubblico sui rischi connessi al gioco, sugli strumenti di tutela disponibili e sui comportamenti utili a prevenire l’insorgere di situazioni problematiche. Il Fair Forum, configuratosi come una giornata di confronto approfondito e dedicato interamente alla comunicazione del gioco responsabile, ha riunito un parterre di alto livello.
Hanno partecipato rappresentanti di enti chiave come l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’Agcom e l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, affiancati dai vertici di Fondazione Fair, da autorevoli esponenti del mondo accademico e da importanti imprese operanti nel settore. Questo ampio coinvolgimento ha permesso un dibattito sfaccettato sulle strategie comunicative più efficaci.
Le priorità e gli strumenti di prevenzione
Analizzando gli strumenti considerati più efficaci per arginare il fenomeno del gioco problematico, l’indagine evidenzia che oltre un terzo della popolazione indica al primo posto l’introduzione di limiti di spesa e di tempo per giocata. A seguire, tra le misure ritenute più valide, si collocano l’autoesclusione e le pause di gioco.
Stefano De Vita, direttore generale di Fondazione Fair, ha posto l’accento sull’ampia disponibilità di tali strumenti, sottolineando tuttavia la necessità impellente di un loro impiego più mirato e personalizzato. “Gli strumenti a disposizione sono tantissimi, fin troppi,” ha affermato De Vita, evidenziando una potenziale dispersione. “La vera sfida è indirizzarli verso le singole caratteristiche dei giocatori e insegnare loro che il tentativo di recuperare i soldi e le perdite è solo l'inizio di un disastro economico infinito, un circolo vizioso da cui è difficile uscire.”
Un messaggio particolarmente forte e univoco emerso dall’indagine riguarda l’importanza cruciale della comunicazione. Per gli intervistati, essa deve essere improntata a criteri di chiarezza, concretezza e deve essere rivolta a tutta la popolazione, non limitandosi esclusivamente a chi già pratica il gioco.
Ilaria Ugenti ha collegato questo aspetto fondamentale al ruolo e alla responsabilità di tutti gli stakeholder: istituzioni, concessionari e titolari di sale gioco e scommesse. Ha concluso affermando con decisione che “è necessario proprio un cambio di passo da parte di tutti i soggetti coinvolti – istituzioni, concessionari, titolari – per garantire una comunicazione più efficace e inclusiva.”