Spagna e Argentina si preparano alla finalissima dei Mondiali 2026, in programma domenica 19 luglio. Per l'occasione, il nutrizionista e immunologo Mauro Minelli ha delineato un rigoroso protocollo alimentare per i calciatori, escludendo categoricamente piatti tradizionali come asado e paella, considerati inadatti per una dieta da finale.

Fase di carico: 24-36 ore prima

Minelli spiega che nelle 24-36 ore precedenti la partita si applica il cosiddetto “carb-loading”, un approccio che prevede un apporto di otto-dieci grammi di carboidrati per chilogrammo di peso corporeo al giorno.

I cibi consigliati sono carboidrati complessi a medio-basso indice glicemico e facilmente digeribili, quali riso basmati, pasta di semola, patate dolci e avena. Al contrario, si riduce al minimo l’apporto di fibre, evitando alimenti integrali, legumi e grandi porzioni di verdura, al fine di prevenire gonfiori o crampi addominali e favorire una digestione rapida ed efficiente.

Pasto pre-gara e integrazione durante la partita

Il pasto pre-gara, consumato tre-quattro ore prima della partita, ha l'obiettivo di stabilizzare la glicemia e ripristinare il glicogeno epatico senza appesantire lo stomaco. La composizione ideale prevede sessanta-sessantacinque per cento di carboidrati facilmente digeribili, quindici-venti per cento di proteine magre e quindici-venti per cento di grassi sani.

Esempi pratici includono riso bianco o pasta corta conditi con un filo d’olio extravergine d’oliva, accompagnati da petto di pollo o tacchino ai ferri, oppure filetto di pesce bianco. L’idratazione è altrettanto cruciale, con l'assunzione di 500-600 ml di acqua o soluzioni ipotoniche nelle due ore precedenti l’incontro.

Durante il riscaldamento e l’intervallo, i calciatori assumono trenta-sessanta grammi di carboidrati a rapido assorbimento, presentati sotto forma di gel isotonici, ciclodestrine o frutta come datteri e banane. Vengono inoltre somministrate soluzioni contenenti sodio, potassio e magnesio per prevenire i crampi, talvolta arricchite con caffeina (due-cinque mg per kg) per migliorare la reattività neuromuscolare e ridurre la fatica negli ultimi venti minuti di gioco, momenti decisivi della partita.

Recupero post-partita: la finestra anabolica

Nei primi due ore dopo il match si apre la cosiddetta “finestra anabolica”, un periodo in cui si massimizza la sintesi del glicogeno e la riparazione muscolare. Il protocollo di recupero prevede uno shake formulato secondo la regola delle “tre R”: reidratare (liquidi ed elettroliti pari al 150 per cento del peso perso), ricaricare (carboidrati ad alto indice glicemico) e riparare (proteine ad alto valore biologico, come idrolizzati del siero del latte o amminoacidi essenziali).

Solo dopo aver completato questi passaggi fondamentali, e solitamente nei giorni di scarico lontano dalle competizioni, i giocatori possono concedersi un pasto libero di squadra.

Questo momento è considerato utile per l'aspetto psicologico e sociale del gruppo. Fino al triplice fischio della finale, tuttavia, la performance si costruisce rigorosamente nei laboratori delle scienze della nutrizione, sottolineando l'approccio scientifico e meticoloso.

La scienza dietro la dieta: il ruolo del nutrizionista

Il dottor Mauro Minelli, immunologo e professore di Nutrizione clinica presso l’Università Lum Giuseppe Degennaro, ha illustrato questo protocollo. Il suo approccio si fonda su principi di bioenergetica applicata allo sport, con l'applicazione di protocolli scientifici rigidi volti a ottimizzare la performance atletica dei giocatori.

La dieta da finale, con l’esclusione di piatti tradizionali come asado e paella, riflette l’importanza di ridurre al minimo i margini di errore in competizioni di altissimo livello.

In questo contesto, l’alimentazione non è più una questione di folklore o piacere gastronomico, ma una componente strategica e indispensabile della preparazione atletica, determinante per il successo in campo.