Nel panorama del football universitario statunitense, un'analisi pubblicata il 18 settembre 2026 da Wynston Wilcox solleva un interrogativo cruciale: perché la Big 12 e l'ACC sono ancora considerate parte del Power 4, se il loro livello di spesa per i roster appare così distante da quello di SEC e Big Ten? Il punto di partenza è il divario significativo nei budget stimati: le due leghe inseguono, con cifre medie che le posizionano più vicine al Group of 6 che ai due blocchi economicamente dominanti. Questo divario economico, evidenziato dai budget per i roster, solleva dubbi sulla loro effettiva appartenenza all'élite del college football, suggerendo una crescente polarizzazione finanziaria nel sistema.

Il peso dei diritti TV e dei budget per i roster

La spiegazione principale di questa disparità risiede nei ricavi televisivi. La SEC e la Big Ten generano entrate considerevolmente più elevate, che possono poi redistribuire alle proprie scuole affiliate. Questo meccanismo permette anche a programmi meno centrali, sportivamente o mediaticamente, di competere economicamente. Nell'ACC, il caso più evidente è quello di Miami, stimata tra i 44 e i 50 milioni di dollari, un valore nettamente superiore alla media della conference. Seguono Clemson, indicata tra i 29 e i 32 milioni, Virginia Tech tra i 25 e i 30, Florida State tra i 23 e i 30 e Georgia Tech tra i 23 e i 26. Nella parte bassa della classifica compaiono Duke, tra i 12 e i 15 milioni, e Boston College, tra gli otto e i 13 milioni.

Nella Big 12, il riferimento più alto è Texas Tech, stimata tra i 38 e i 42 milioni di dollari, l'unica della lega a superare i 30 milioni. Dietro si posizionano TCU e BYU, entrambe collocate nella fascia tra i 20 e i 25 milioni, seguite da Baylor (tra i 20 e i 23 milioni), Arizona State (tra i 19 e i 23 milioni), e Kansas State, Utah e West Virginia (tra i 18 e i 22 milioni). Più indietro si posizionano UCF, Houston, Oklahoma State, Kansas, Arizona, Iowa State e Cincinnati.

La strategia per ridurre il divario economico

L'analisi evidenzia inoltre le differenze nei sistemi di distribuzione dei ricavi. L'ACC ha introdotto un meccanismo che consente alle scuole di trattenere una quota maggiore di ricavi incentivanti legati ai successi post-stagionali, anche a seguito della causa intentata da Florida State per ottenere un maggiore ritorno economico.

La Big 12, invece, distribuisce equamente le entrate televisive e quelle legate alla postseason tra le scuole affiliate. Per avvicinarsi a SEC e Big Ten, l'ACC e la Big 12 dovrebbero aumentare gli investimenti, premiare maggiormente le squadre che raggiungono i bowl, la postseason e il College Football Playoff, reinvestendo poi tali ricavi nei roster. La situazione di Notre Dame viene richiamata come caso particolare: in quanto istituzione indipendente, trattiene direttamente i proventi derivanti dalla propria attività. Questo scenario complessivo suggerisce che solo attraverso una strategia mirata di investimenti e una revisione dei modelli di ripartizione dei proventi, le conference potranno sperare di colmare il divario e consolidare la loro posizione nel vertice del football universitario.