La sconfitta di Carlos Alcaraz nei quarti di finale degli US Open ha innescato una discussione significativa che trascende il semplice esito sportivo. Il tennista spagnolo, campione in carica dell'ultimo Major della stagione, è stato eliminato dal padrone di casa Ben Shelton al culmine di una maratona di cinque set. L'incontro, protrattosi per oltre quattro ore e mezza, ha sollevato interrogativi profondi sulle condizioni in cui si è disputato. La vicenda, che ha acquisito particolare risalto il 10 settembre 2026, si concentra in modo preponderante sulle circostanze estenuanti che hanno caratterizzato la sfida.
Le estenuanti ore notturne e le ripercussioni fisiche
Il match tra Alcaraz e Shelton sull’Arthur Ashe ha avuto inizio in un orario insolitamente tardivo, ben oltre le 23:00, per concludersi solamente alle 3:30 del mattino ora locale. Questo prolungato impegno ha comportato uno sforzo fisico palesemente gravoso per entrambi gli atleti. Lo spagnolo, attuale numero tre del mondo, è apparso visibilmente piegato dalla fatica accumulata, manifestando segni di estrema spossatezza fino a vomitare durante un cambio campo. A prendere posizione in sua difesa, ma anche per promuovere una riflessione più generale sulla tutela della salute dei giocatori, è stato Alberto Lledó, il preparatore atletico di Carlos Alcaraz.
Attraverso una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram, Lledó ha affidato il suo pensiero, sottolineando: "In alcune occasioni so (lo affermo con umiltà) che la prestazione non è sinonimo di salute...". Il preparatore ha poi aggiunto una considerazione: "dobbiamo adattarci a qualsiasi circostanza, e chi lo fa per primo ha un vantaggio competitivo, ma iniziare una partita di tennis di 5 set alle 11 di sera non è affatto sano per un atleta". Questa dichiarazione ha evidenziato la sua preoccupazione per le implicazioni a lungo termine di tali orari sulla condizione fisica e il benessere degli sportivi professionisti.
Una critica mirata alla programmazione degli incontri
Il messaggio di Alberto Lledó non intende in alcun modo mettere in discussione il verdetto del campo o la legittimità della vittoria di Ben Shelton.
Piuttosto, sposta l'attenzione su una questione più ampia e strutturale: la programmazione degli incontri e le sue dirette conseguenze sul benessere degli atleti. Il punto cruciale sollevato dal preparatore riguarda la complessa compatibilità tra le esigenze dello spettacolo televisivo, che spesso richiede fasce orarie serali per massimizzare l'audience, e il necessario recupero fisico degli sportivi. Questa problematica si acuisce in particolare quando una partita maschile, giocata al meglio dei cinque set, inizia a tarda sera e può protrarsi fino alle prime luci dell'alba, compromettendo seriamente il riposo e la preparazione per gli impegni successivi.
Un epilogo da record nella storia degli US Open
Questo specifico quarto di finale è stato rapidamente annoverato tra gli episodi più emblematici e estremi delle sessioni notturne che caratterizzano gli US Open. La sua conclusione, avvenuta alle 3:33 del mattino, lo ha ufficialmente reso l'incontro terminato più tardi nella storia del prestigioso torneo. Ben Shelton, che partiva come testa di serie numero otto, ha avuto la meglio su Carlos Alcaraz con il punteggio finale di 6-7 (5), 6-1, 6-3, 1-6, 7-6 (10-7). La sua vittoria è stata sigillata da un potente ace scagliato a 146 mph, un colpo che ha interrotto la notevole striscia di 18 vittorie consecutive dello spagnolo negli Slam. Il successo ha spalancato a Shelton le porte di una semifinale tutta statunitense, dove affronterà Frances Tiafoe.