Nel cuore della fase più tranquilla dell'offseason NBA, un originale esercizio satirico, ideato da Mat Issa, ha trasformato la ricca cultura delle scarpe da basket in un catalogo di modelli puramente immaginari e umoristici. L'idea prende spunto da un dato di fatto consolidato: tra la National Basketball Association (NBA) e la Women's National Basketball Association (WNBA), si contano attualmente poco più di 30 "signature shoes", ovvero calzature personalizzate dedicate a specifici atleti. Questa quantità è già considerata ampia, a testimonianza dell'importanza di questo segmento di mercato per giocatori e appassionati.
Partendo da questa premessa, l'autore si è divertito a immaginare altri cinque modelli di scarpe, concepiti per essere volutamente improbabili e intrisi di umorismo, costruiti su caratteristiche pubbliche e luoghi comuni spesso associati a figure iconiche come LeBron James, Anthony Davis, Victor Wembanyama, Kyrie Irving e Jalen Brunson. Questo gioco creativo offre una prospettiva leggera e divertente sulle personalità e le carriere di alcuni dei più grandi nomi del basket contemporaneo.
Le "LeDad" di LeBron e le "DNPs" di Davis: un catalogo di calzature impossibili e ironiche
Il primo nome protagonista di questa galleria di calzature fantasiose è quello di LeBron James, per il quale viene proposta con ironia l'idea delle scarpe "LeDad".
Il riferimento è chiaramente alla fase avanzata della sua straordinaria carriera: James si appresta infatti a iniziare la sua 23esima stagione nella lega, continuando a esibire prestazioni di altissimo livello. Tuttavia, in questa narrazione satirica, viene descritto come un giocatore prossimo ai 42 anni, padre di tre figli, il più giovane dei quali ha undici anni. L'articolo gioca sull'idea che James abbia ormai superato il suo status di "unc" (zio, termine per atleti anziani e rispettati) per essere semplicemente un papà. Considerando che nel 2015 LeBron James ha siglato un contratto a vita con Nike, l'ipotetico modello "LeDad" dovrebbe logicamente provenire da questo colosso. L'autore, però, con un tocco di ulteriore ironia, osserva che sarebbe stato ancora più divertente immaginare una tale creazione prodotta da New Balance, un marchio spesso associato a uno stile più classico e "da papà".
Il secondo capitolo di questa rassegna umoristica si concentra su Anthony Davis e le sue immaginarie "DNPs" (acronimo di "Did Not Play"). La satira prende forma dall'evidente assenza, evidenziata nel pezzo, di una sua linea signature personale e dalla sua ben nota fama di giocatore spesso indisponibile a causa di infortuni. L'autore tiene a precisare che il collegamento tra la scarpa e gli infortuni è puramente scherzoso e non intende essere una spiegazione seria del mancato lancio di un modello a suo nome. Nel testo viene anche ricordato il leggendario Charles Barkley, il quale avrebbe contribuito a rafforzare questa battuta pubblica con soprannomi ormai celebri come "Anthony 'Street Clothes' Davis" e "Anthony 'Day-to-Day' Davis", sottolineando la sua frequente presenza in panchina in abiti civili o la sua condizione di incertezza quotidiana.
La proposta finale per le "DNPs" spinge il paradosso al limite estremo: trasformare la scarpa firmata in un vero e proprio stivaletto ortopedico da camminata, simbolo definitivo dell'indisponibilità sul campo da gioco.
Wembanyama: stiletti da basket per il gigante francese, tra altezza e origini
Per il fenomeno emergente Victor Wembanyama, l'idea proposta è ancora più audace e visivamente impattante: un modello di stiletti da basket. La motivazione dietro questa scelta insolita unisce la sua statura eccezionale, la sua corporatura slanciata e le sue origini francesi. Il giocatore viene infatti descritto come un atleta alto ben 7 piedi e 4 pollici (circa 224 centimetri), con una figura sottile e una chiara discendenza francese, elementi che vengono abilmente e ironicamente utilizzati per creare un collegamento umoristico con l'immagine di un tacco alto e affusolato.
Questo concetto gioca sull'eleganza, la raffinatezza e la moda intrinsecamente associate alla Francia, reinterpretandole in chiave cestistica per un atleta dalle caratteristiche fisiche uniche. L'articolo immagina come una tale calzatura, decisamente anticonvenzionale, potrebbe essere presentata al pubblico, sottolineando con arguzia il contrasto stridente tra la funzionalità sportiva e l'estetica sofisticata e provocatoria della moda d'alta gamma, creando un'immagine memorabile e divertente per il giovane talento.