Un Mondiale Elite maschile destinato ad entrare di diritto nella storia del ciclismo. Tra corridori finiti e rinati più volte, attacchi continui, crisi improvvise e rimonte memorabili, la prova iridata ha regalato uno spettacolo assoluto, culminato nel trionfo solitario e favoloso di Brandon McNulty.

La prima selezione e il lavoro della Francia

La corsa si è accesa fin dai primi chilometri con una fuga di sedici corridori nel tratto in linea, al cui interno figuravano nomi di rilievo come Andreas Leknessund e Biniam Girmay. Una volta entrati nel circuito finale, è salita in cattedra la Francia: Bruno Armirail ha preso la testa del gruppo imponendo un ritmo infernale per tre giri consecutivi, annullando completamente il tentativo della prima ora.

Esaurito il lavoro di Armirail, i transalpini hanno cambiato tattica, smettendo di tirare e lasciando la corsa a un’inevitabile anarchia tattica che ha scatenato la prima raffica di attacchi.

L'offensiva di Van der Poel e le crisi di Evenepoel

Mathieu van der Poel ha preso subito in mano la situazione, promuovendo un primo allungo con l'eterno rivale Wout van Aert. Nonostante la pronta risposta della Francia, il duo belga-olandese ha rilanciato portando via un drappello comprendente Oscar Onley, Quinn Simmons, Anthon Charmig e un sorprendente Primož Roglič.

Non contento, Van der Poel ha piazzato un'ulteriore fiammata, spezzando il gruppo di testa e rimanendo al comando solo con Simmons e Onley.

Roglič, con un'azione di grande grinta, è riuscito a ricongiungersi poco dopo, mentre Van Aert è stato costretto alla resa, riassorbito dagli inseguitori.

Sulla salita più lunga del circuito, Isaac Del Toro ha provato a fare la differenza con diverse progressioni, sempre marcato stretto dal giovane talento Paul Seixas. Alle loro spalle, Remco Evenepoel è apparso inizialmente in difficoltà, vittima di una giornata no. Tuttavia, il belga si è riacceso con il passare dei chilometri grazie anche al prezioso sostegno di Van Aert: trasformatosi in un gregario di lusso, Wout ha messo ordine nella rincorsa dimezzando lo svantaggio dalla testa.

Nonostante un nuovo momento di crisi per un enigmatico Evenepoel a tre giri dalla conclusione, la continuità dell'azione belga ha guidato il ricongiungimento di un gruppo inseguitore comprendente, tra gli altri, Seixas, Del Toro, Tom Pidcock, Michael Matthews, Santiago Buitrago, Brandon McNulty, Matteo Jorgenson e l'azzurro Giulio Ciccone.

L'affondo decisivo di McNulty e il capolavoro tattico USA

Dal momento di logico studio seguito al ricongiungimento è nata l'azione regina del Mondiale: a 32 chilometri dalla conclusione, Brandon McNulty ha piazzato la stoccata solitaria. Sfruttando la stanchezza generale, il marcamento stretto tra Seixas e Del Toro e un'impeccabile azione di stopper gestita dai connazionali Jorgenson e Simmons, l'americano della UAE Team Emirates ha guadagnato rapidamente un minuto di margine.

Negli ultimi due giri la gara si è trasformata in una pura guerra di logoramento. Tom Pidcock ha alzato i giri del motore, mentre il continuo alternarsi di scatti e rallentamenti ha permesso persino a Evenepoel di rientrare clamorosamente nei giochi. All'ultimo passaggio sulla linea del traguardo, McNulty ha conservato 50 secondi su una decina di inseguitori.

Il finale: il trionfo iridato e la volata per il podio

Sull'ultima salita lunga, Ciccone e Pidcock hanno promosso l'ultimo disperato forcing, riportandosi a una manciata di secondi dall'americano. Un ennesimo rallentamento alle loro spalle ha però ridato ossigeno e metri preziosi a McNulty. L'ultimo sussulto è arrivato da un'altra fiammata di Van der Poel insieme a Ciccone, subito neutralizzata da un decisivo Matteo Jorgenson nel ruolo di stopper.

Oramai imprendibile, Brandon McNulty ha tagliato il traguardo a braccia alzate, conquistando una clamorosa e meritata maglia iridata.

Alla sue spalle, la volata per le medaglie residue ha visto prevalere Michael Matthews, che si è preso l'argento precedendo Mathieu van der Poel (bronzo), Quinn Simmons, Isaac Del Toro e un incredibile Mads Pedersen, riemerso nel finale dopo una corsa che non pareva adatta alle sue caratteristiche. Giulio Ciccone ha chiuso al nono posto, un piazzamento che va stretto per quanto mostrato in gara, mentre Paul Seixas è stato messo fuori dai giochi nei chilometri finali dai crampi e il Belgio, partito da gran favorito, non ha piazzato nessuno nella top ten.