In occasione della Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro, celebrata l'11 ottobre 2026, la Uil Abruzzo ha lanciato un allarme da Pescara, denunciando un'allarmante estensione degli infortuni sul lavoro. Il fenomeno, che non riguarda più solo i settori tradizionalmente considerati "a rischio", si è ormai diffuso in una vasta gamma di attività produttive e di servizio, dal manifatturiero alla sanità, richiedendo interventi mirati e una maggiore responsabilità da parte di imprese e istituzioni per la prevenzione.

L'allargamento dei settori coinvolti

Il quadro tracciato dalla Uil evidenzia un "fenomeno regionale ormai generalizzato". I dati mostrano un coinvolgimento esteso a numerosi comparti. Nel settore dell'edilizia si registrano 1.245 casi, mentre la sanità e assistenza sociale conta 900 infortuni. Anche il commercio è significativamente colpito con 707 denunce, e il trasporto e magazzinaggio con 649 incidenti. Non sono esenti i servizi di alloggio e ristorazione, che totalizzano 378 denunce, e il noleggio e i servizi di supporto alle imprese, con 384. Il settore manifatturiero si conferma tra i più colpiti, con 1.481 infortuni complessivi, di cui 321 nella fabbricazione di prodotti in metallo e 290 nell'industria alimentare.

Di fronte a questa diffusione, il sindacato sottolinea l'urgenza di risposte specifiche, chiedendo "interventi mirati". Questi devono riguardare i rischi peculiari di ogni ambiente lavorativo: dal rafforzamento della sicurezza nei cantieri alla corretta movimentazione delle merci, dall'ottimizzazione dell'organizzazione dei turni e dei carichi di lavoro nei servizi, fino alla prevenzione negli stabilimenti produttivi. L'attenzione è rivolta sia alle attività con elevata esposizione fisica sia a quelle dove l'organizzazione interna può influenzare la sicurezza quotidiana dei lavoratori.

Dati provinciali, malattie professionali e l'appello alla responsabilità

L'analisi territoriale rivela che la provincia di Chieti registra il numero più elevato di denunce complessive, con 3.592 casi, e purtroppo anche il maggior numero di denunce con esito mortale, pari a otto.

Segue Teramo con 3.258 denunce e cinque decessi, poi L'Aquila con 2.886 infortuni e sei vittime, e infine Pescara con 2.369 infortuni e quattro morti sul lavoro. Un dato altrettanto preoccupante è quello relativo alle malattie professionali: con 8.695 denunce registrate nel 2025, l'Abruzzo si posiziona al terzo posto a livello nazionale per incidenza.

Valerio Camplone, componente della segreteria regionale Uil Abruzzo, ha ribadito con forza l'importanza di una responsabilità collettiva. "Ognuno deve fare la propria parte", ha dichiarato Camplone, sottolineando la necessità di istituzioni capaci di garantire coordinamento, programmazione e controllo, e di imprese disposte a investire concretamente nella prevenzione per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.