Kimi Antonelli ha conquistato il titolo mondiale piloti di Formula 1 al Gran Premio di Città del Messico, tagliando il traguardo in terza posizione con la sua Mercedes. Gli ultimi giri lo hanno visto protagonista di una battaglia ravvicinata alle spalle della Ferrari di Lewis Hamilton e della Red Bull di Max Verstappen. Il pilota italiano, diventato campione a soli 20 anni, ha coronato un percorso meticolosamente costruito dalla Mercedes fin dalle prime fasi della sua giovane carriera, un cammino che ha messo in risalto non solo il suo talento ma anche la sua profonda emozione.
Ripercorrendo la fase conclusiva della gara, Antonelli ha commentato: "È stato molto divertente l’ultimo stint, perché eravamo tutti e tre entro due secondi e stavamo spingendo. Era difficile sorpassare, ma l’intensità era alta ed è stato divertente". Il momento più intimo è giunto nell'ultimo giro, quando ha rivelato: "Ho alzato il piede perché non riuscivo a vedere la pista. Mi stavo emozionando e mi sono detto: ‘Rallento, altrimenti qui finisco per fare un incidente’. È stato bello portarla a casa".
L'emozione e le lacrime prima del traguardo
Il neo-campione ha rivelato di aver iniziato a piangere già prima dell’ultima tornata: "Già il giro precedente credo di aver perso forse due secondi perché stavo praticamente piangendo.
Non vedevo chiaramente davanti a me. Con le lacrime vedevo in qualche modo due Ferrari. È stato molto speciale". Ha aggiunto che "mi sono passati per la mente tanti ricordi, dal karting fino a qui. È stato un ultimo giro molto speciale e quando ho tagliato il traguardo ho lasciato uscire tutto, perché stavo realizzando uno dei miei sogni più grandi".
Secondo Toto Wolff, il percorso di Antonelli verso il successo è stato plasmato non solo dal suo talento innato, ma anche dal suo carattere. "Non è stato così difficile, perché è anche una persona molto buona", ha affermato il team principal, sottolineando come il pilota dimostri che si possa avere "umiltà, molto rispetto, lavorare dentro una squadra ed essere comunque il migliore".
Wolff ha enfatizzato la natura collettiva di questo trionfo: "Sono così orgoglioso di tutta la squadra, perché è il lavoro di tante persone che hanno creduto in lui da quando era più giovane".
Il ruolo di Bonnington e la dinamica della gara
Un ruolo centrale in questo successo è stato quello dell’ingegnere Peter Bonnington, il quale ha ammesso di non aspettarsi un trionfo così rapido: "Neanche un po’. Ovviamente lo desideri, è come una favola".