La presidente della WTA, Valerie Camillo, è intervenuta venerdì all’Indian Wells Tennis Garden per affrontare e chiudere la controversia del microfono aperto che ha coinvolto la tennista Jessica Pegula e il suo coach Mark Knowles. L'episodio, avvenuto alla vigilia delle WTA Finals, ha visto una conversazione privata essere diffusa in streaming su YouTube e poi ampiamente rilanciata online. La dirigente si è assunta la piena responsabilità dell’accaduto.

Le scuse ufficiali della WTA

Camillo ha riconosciuto che l’organizzazione non aveva informato in modo adeguato le giocatrici e i rispettivi team circa la presenza di microfoni attivi sui campi di allenamento.

Ha evidenziato carenze nell’applicazione delle procedure interne, ammettendo la mancanza di avvisi preventivi e di indicazioni chiare per segnalare l’attrezzatura in funzione nell’area. La presidente ha quindi rivolto scuse dirette ai protagonisti della vicenda: “Voglio scusarmi in modo specifico con Jessica Pegula e Mark Knowles”. Ha definito l'accaduto “spiacevole e inaccettabile”, sottolineando come Pegula sia una delle figure più importanti e presenti nel circuito, e non meritasse una distrazione di tale portata.

Al centro della vicenda vi è una frase captata durante l’allenamento, in cui Pegula commentava Mirra Andreeva, definendola una “diva” e sostenendo che “ha bisogno di essere ridimensionata”.

Successivamente, entrando in sala stampa, Pegula ha sdrammatizzato l'episodio con una battuta: “Ok, il microfono è acceso? Volevo solo esserne sicura”.

Il dibattito sulla privacy nel tennis

Questo incidente ha riacceso un dibattito sulla privacy già emerso nel tennis femminile. Un precedente significativo risale agli Australian Open di gennaio, quando Coco Gauff era stata ripresa mentre rompeva la racchetta in un corridoio dietro le quinte, dopo la sconfitta nei quarti contro Elina Svitolina. In quell’occasione, Gauff aveva richiesto una maggiore tutela degli spazi riservati alle giocatrici, una posizione sostenuta anche da Pegula, che aveva parlato di una presenza costante delle telecamere come di una vera e propria “invasione della privacy”. Anche Iga Swiatek, pur non partecipando a queste WTA Finals, aveva espresso il disagio generale con una domanda diventata emblematica: “Siamo tenniste o animali allo zoo?”.