La #Tasi, ovvero la Tassa sui Servizi Indivisibili da quando è stata introdotta, ovvero con la legge di Stabilità del 2013, si è dimostrata solo una tassa come un'altra per rimpinguare le casse vuote dei comuni. La TASI, insieme alla TARI e all'IMU, fanno parte della IUC (Imposta Unica Comunale) istituita proprio quest'anno e dovrebbe comprendere il costo dell'illuminazione, la pulizia delle strade e i cosiddetti "servizi indivisibili" che non si capisce cosa comprendono nello specifico, tanto da dare libertà ai Comuni di determinare aliquote, scadenze e detrazioni a loro piacimento.

Ogni Comune decide per sé i criteri per concedere sconti, chi usufruisce delle detrazioni e quando farla pagare, l'unica cosa in comune tra tutti i Comuni d'Italia è che si deve pagare tramite modello F24.

Tutte le confederazioni sindacali che hanno analizzato la TASI concordano col fatto che è stata più cara della vecchia ICI e dell'IMU, infatti in un confronto diretto, in base ai dati ufficiali forniti dal Ministero dell'Economia, si evince come i contribuenti sborseranno nel 2014 24,8 miliardi, ovvero 15,6 miliardi in più rispetto al gettito ICI per l'anno fiscale 2011 che era stato 9,2 miliardi e circa 1,1 miliardi in più dell'IMU del 2012.

Di difficile comprensione sono le scadenze differite che i conribuenti avranno quest'anno, in quanto, al momento sappiamo che ci sono stati 2.178 Comuni che hanno fatto versare la prima rata entro il 16 giugno scorso, qualcosa come cinquemila comuni che manderanno i bollettini F24 entro il prossimo 16 ottobre e quasi ottocento comuni che hanno stabilito il pagamento in una sola soluzione che dovrà essere pagata il 16 dicembre di quest'anno.

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Solamente in questo caso, i Comuni non potranno alzare l'aliquota della TASI oltre quella base dell'1 per mille, invece i tutti gli altri casi i Comuni sono liberi di alzare il tetto dell'aliquota fino al 3,3 per mille. Va detto che per utilizzare l' aliquota massima i comuni devono prevedere che 0,8 per mille venga destinato per le detrazioni alle categorie meno abbienti, ma mancando dei paletti sui cui basarsi, i Comuni, secondo le ultime indagini Confersercenti, utilizzeranno tutti l'aliquota dello 0,25-0,26%, praticamente il massimo.

Come sarà ripartita la TASI tra proprietario e inquilino?

Vediamo, poi, come verrà ripartita la TASI tra i proprietari d'immobili e i loro inquilini. Anche in questo caso non vigono regole fisse e la tendenza è quella di ripartire il pagamento per il 90% (quindi quasi la totalità) al proprietario dell'immobile. Soltanto in qualche caso i Comuni vesseranno un po' meno i proprietari, rivalendosi però sugli inquilini, come nel caso di grandi città come Roma, Brescia, Mantova, Messina la quota da pagare a carico dei proprietari sarà dell'80% e il restante 20% agli inquilini, oppure come ma nel caso di Catania, Pisa, Udine, Varese e Verona la quota da pagare a carico dei proprietari sarà intorno al 70% e il restante agli inquilini.

Il caos delle detrazioni

Nel caso delle detrazioni siamo in presenza di un vero e proprio caos burocratico. Abbiamo già detto che non esiste un criterio universale da usare nel caso delle detrazioni, in quanto ogni Comune sarà libero di applicarle e di scegliere i soggetti a cui spettano. Da quello che si è osservato, quando i Comuni hanno comunicato le delibere in merito alla TASI al Ministero dell'Economia, il quadro è molto variopinto, in quanto cambiano da Comune a Comune le rendite catastali, le categorie catastali, i parametri ISEE da considerare e persino il numero dei figli a carico di una famiglia possono essere un vantaggio in un Comune e uno svantaggio in un altro. Sicuramente non ci sarà la franchigia di duecento euro che era prevista nella vecchia IMU e non sarà possibile usare il contratto di comodato d'uso intestati ai familiari in quanto, in presenza di parentela, non sono ritenuti validi ai fini di legge.