Le cartelle #Equitalia sono un incubo per milioni di Italiani e spesso la materia sembra complessa. Nel 2015, con l’entrata in vigore di alcuni decreti attuativi della Delega Fiscale, sono state concesse agli indebitati alcune nuove possibilità di pagamenti rateali. La Legge di Stabilità, al riguardo è intervenuta con piccoli correttivi che riguardano l’aggio di riscossione, ma anche una specie di salvaguardia per coloro che avevano vecchi piani di rateizzazione con rate scadute da 36 mesi. Vediamo le novità in vigore dal nuovo anno e come capire oggi le nuove prescrizioni.

Nuove rate concesse e vecchi piani di rateizzazioni da riattivare

Sono scadute il 25 dicembre 2015 le nuove richieste di rateizzazioni che Equitalia ha concesso per alcune tipologie di debiti.

I dati ufficiali ma ancora in aggiornamento, recitano che sono state protocollate circa 40 mila nuove istanze, segno che la situazione indebitati è abbastanza grave. Il Decreto Delega Fiscale ha infatti concesso a coloro che avevano vecchi piani di rateizzazione da cui erano decaduti, concessi nel lasso di tempo tra il 22 ottobre 2013 ed il 21 ottobre 2015, di sottoscriverne uno nuovo. Le nuove rate concesse devono essere non più di 72, non possono essere ulteriormente prorogate ed hanno il limite di nuova decadenza fissato alla seconda rata non pagata. L’irrigidimento inserito nelle nuove rate, ha spinto il Governo a provvedere ad una specie di salvaguardia anche per debiti scaduti più vecchi. Infatti la Legge di Stabilità in vigore dal 1° gennaio, ha concesso la possibilità a coloro che erano decaduti da vecchi piani rateali, a partire dal 15 ottobre 2012, di riprendere a pagare le vecchie rate.

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In altri termini, un debitore con rate decadute, può riattivarle pagando la prima rata scaduta entro il 31 maggio 2016. La ricevuta della rata pagata deve essere spedita ad Equitalia che farà partire di nuovo il piano rateale.

Prescrizione, come capire se una cartella va pagata

Rate, scadenze, avvisi e atti sono una materia che è particolarmente complicata da comprendere. Una delle cose più dure, ma che spesso possono evitare il pagamento delle cartelle è la prescrizione. Una cartella ha una data di scadenza, ha dei tempi massimi stabiliti per legge. La prescrizione varia in base al tributo, tassa o altro balzello a cui fa riferimento la richiesta di pagamento. Il #Bollo auto si prescrive in 3 anni mentre imposte come #Irpef, IVA e così via arrivano fino a 10 anni. Il canone Rai ha scadenza decennale, mentre le imposte locali come Tasi, IMU e così via si prescrivono in 5 anni. La verifica se una cartella è prescritta e quindi non va pagata è a carico del contribuente che deve controllare la data di notifica.

Infatti in assenza di ulteriori solleciti, richieste e ruoli da parte del Concessionario, la data di notifica fa partire il timer per la prescrizione. Se invece, Equitalia ha provveduto a sollecitare il pagamento, con comunicazioni successive, sarà la data di queste comunicazioni a far partire il conto alla rovescia del periodo utile al pagamento, per essere richiesto. Se si è certi che la cartella è prescritta, si può inoltrare istanza all’Ufficio Equitalia appositamente creato per i contenziosi entro 60 giorni dall’invio dell’atto da parte dell’Ente di riscossione. In alternativa si può aprire un contenzioso presso un Giudice, per opporsi all’atto. Equitalia, nel giro di 90 giorni dovrebbe rispondere se il ricorso è approvato o meno e quindi cancellare o no la cartella esattoriale.