Si aspetta il sì del Parlamento, ma ormai la vicenda relativa alle indennità che concorrono alla formazione dell’ISEE sembra sia giunta al termine. Il 3 maggio, infatti, il Consiglio dei Ministri di Renzi, tramite un emendamento che è stato inserito nel Decreto Legge 42/2016, quello sulla scuola, ha modificato il calcolo dell’ISEE. Di fatto, il Governo ha corretto la normativa tenendo conto di quanto stabilito dai giudici del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato. Le indennità per disabili non concorreranno più alla formazione del reddito per quanto concerne l’ISEE.

Cosa prevede l’emendamento

Tutte le famiglie che hanno nel proprio nucleo soggetti con disabilità ed invalidità e che, per tali ragioni, percepiscono indennità a parziale sostegno delle loro menomazioni, possono tirare un sospiro di sollievo.

Queste indennità non saranno più da inserire nella DSU con cui si richiede l’ISEE, quindi non aumenteranno più il reddito del nucleo familiare. In tal modo si potrà tornare ad usufruire di alcune agevolazioni che fino ad oggi, per via dell’aumento del reddito dovuto all’equiparazione delle indennità a tutti gli altri prodotti dalla famiglia, non percepivano più.

Ci sono voluti ricorsi al TAR del Lazio, sentenze dello stesso Tribunale, e infine pronunce del Consiglio di Stato sul contro-ricorso del Governo, per mettere la parola fine ad un'evidente anomalia che l’Esecutivo aveva creato con le novità del calcolo ISEE introdotte nel gennaio del 2015. Oltre alla cancellazione delle indennità ai disabili, l’emendamento del CDM ha anche abrogato il sistema delle franchigie che si applicavano ai portatori di disabilità e tutte le altre detrazioni.

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Inoltre è stata introdotta una sorta di maggiorazione dello 0,5% della scala di equivalenza per ogni disabile presente nel nucleo familiare.

Nessuna novità per le altre indennità

L’emendamento ha anche chiuso tutte le voci e le speranze che le sentenze venissero estese anche ad altre indennità assistenziali diverse da quelle per disabili. Il provvedimento, che adesso attende solo la definitiva approvazione parlamentare, da questo punto di vista è chiarissimo. Le indennità che non entreranno più nell’ISEE sono, sostanzialmente, la pensione di invalidità civile, l’assegno di invalidità e quello di accompagnamento. Esse non vanno considerate nel calcolo e, in tal modo, non si rischierà più di far perdere il diritto dell’invalido ad usufruire di altre prestazioni socio-sanitarie. I sussidi diversi da quelli elencati continueranno ad essere inseriti come ricchezza nella dichiarazione dei cittadini.

Sussidi agli indigenti, assegni di povertà, indennità come il reddito minimo ed altre forme di aiuto a soggetti in difficoltà, diverse da quelle relative alle disabilità, continueranno a concorrere alla formazione del reddito delle famiglie per l’ISEE.

Su questo punto, immaginiamo polemiche se non addirittura ulteriori ricorsi ai Tribunali Amministrativi, perché anche in questo caso, alcune indennità per aiutare famiglie vicine alla soglia di povertà, rischiano di far perdere alle stesse ulteriori agevolazioni, come quelle socio-sanitarie. L’auspicio di tutti era che, intervenendo su determinati sussidi ai disabili, il Governo includesse tutte le indennità assistenziali a qualunque titolo corrisposte da Enti Pubblici. Invece niente, come sempre si cerca solo di mettere una pezza ad un problema, senza cercare di evitarne di simili in futuro.