“Addio Equitalia”, anche se la storia non è proprio così. Circa un mese fa infatti il premier Matteo Renzi aveva anticipato su Facebook, nell’appuntamento settimanale #Matteorisponde, la notizia: “Stiamo riorganizzando le agenzie e credo che Equitalia al 2018 non ci arriva”. In parte è vera l’affermazione. Ma nel senso che l'ente di riscossione verrà accorpato con l’Agenzia delle Entrate creando una sorta di “super esattore” di Stato, guidato dal tributarista Ernesto Maria Ruffini, da più di un anno amministratore delegato dell’ente di riscossione e molto vicino al premier Renzi. La notizia, riportata sul quotidiano Italia Oggi, parla di un imminente cambiamento: “Molto probabilmente – si legge – entro al massimo il mese di agosto nascerà una nuova realtà che gestirà in contemporanea sia la verifica fiscale che la riscossione”.

Ma cosa cambia? Niente

Dal punto di vista tecnico comunque non dovrebbe cambiare nulla. Nel senso che sarà la super agenzia ad inviare le cartelle di pagamento ai cittadini e, nei casi specifici, procederà successivamente con i pignoramenti. “Manderemo ai cittadini via sms tutte le scadenze – ha assicurato Renzi all’Adnkronos – nascerà un’applicazione che, se uno vuole, permetterà di pagare con un clik. Utilizzeremo l’innovazione tecnologica per un fisco amico”. Insomma chi aveva sperato nella morte di Equitalia dovrà accontentarsi di un semplice cambio di nome e di casacca. Le cartelle esattoriali rimarranno.

I problemi da affrontare

L’unica seccatura, almeno per ora – scrive sempre il quotidiano economico – sarà il trasferimento degli 8500 dipendenti da Equitalia all’Agenzia delle Entrate.

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In pratica ai lavoratori dovrà essere modificato il contratto di lavoro che passerà da privato (quello di Equitalia è equiparato a quello del settore bancario) a un contratto pubblico che, in teoria, richiederebbe il superamento di un concorso pubblico. Infatti, secondo l’articolo 97 della Costituzione, tutti i lavoratori della pubblica amministrazione devono affrontare un concorso pubblico per poter lavorare. Una chiodo che però, almeno secondo i tecnici dell’esecutivo, potrà essere superato tranquillamente con una legge che disciplini la situazione che si verrà a creare.