Usare Facebook nella maniera sbagliata ora ha un prezzo...e molto salato. Guardoni, molestatori, mariti e mogli gelose e partnerssospettosisono avvisati.Creare un falso profilo, celarsi dietro uno pseudonimo, occultare la propria identità per poi molestare qualcuno in chat è un reato, e anche molto serio: si commette sostituzione di persona. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione in merito alla condotta di una donna che aveva appunto creato un profilo fittizio allo scopo di procurare a sè (o a terzi) vantaggio o danneggiare altri (come si legge dalla sentenza).

I profili di Fb e il regolamento - Sia chiaro che già la piattaforma di Facebook prevede un regolamento ferreo che non dovrebbe consentire all'utente di fornire al sistema dati falsi riguardo le proprie generalità. Stando però a quanto pubblicato dall'Ansa tempo fa, da una ricerca risulterebbe che più del 33% dei profili in circolazione sul social network risulterebbe falso.Purtroppo spesso si incorre nel grossolano errore di non distinguere il mondo reale da quello che i social network hanno ormai introdotto.

È vero che costituisce di fatto un universo parallelo, ma proprio perché così ampiamente diffuso, anche la giurisprudenza e la legge si è adeguata ad esso, introducendo dei correttivi che i frequentatori assidui devono per forza conoscere. Non è sufficiente celarsi dietro a una tastiera per arrogarsi il diritto di digitare ciò che d'impulso si ritiene di essere autorizzati a dire (o meglio scrivere).Scrivere un post chedanneggia l'immagine d'un personaggio pubblico, per esempio, lasciandosi andare afrasi offensive che possono ledere la reputazione della persona, può costituireanche il reato di diffamazione aggravata.Considerata l'ampia diffusione multimediale che tali frasi possono avere, ilrisarcimento, in questo caso, può raggiungere cifre considerevoli.

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Provvedimenti per la creazione di un profilo falso - La Polizia di Stato ha costituito appositi nuclei che si occupano di tutte queste nuove cyber-situazioni.Chi si iscrive a Facebook, anche se non rende pubblici i propri dati, lascia una traccia di sé. Basta l'indirizzo mail con cui ci si registra in origine a indirizzare lapolizia postale. Se l'autore non ha usato strumenti di anonimato, risalire alla sua identità può essere abbastanza immediato.

Celarsi maldestramente dietro profili di personaggi famosi è un'altra abitudine diffusa, e di solito chi lo fa non è così esperto o pericoloso. Lasciano spesso tracce nel web, il più delle volte in maniera inconsapevole e risultano poi facilmente individuabili dalla polizia postale, che si avvale della collaborazione di ingegneri specializzati. Alla luce di tutto ciò, sarebbe opportuno un uso consapevole e responsabile del social, che se utilizzato in maniera corretta può essere davvero uno strumento dall'ampio potenziale.

Chi la pensa diversamente da oggi invece può avere ancora più chiaro cosa lo aspetta, perché il mondo sarà anche virtuale, ma le pene sono reali.

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