Kim Stanley Robinson, un noto romanziere che ha dedicato a Marte un’intera trilogia, ha espresso, attraverso la testata Bloomberg, i suoi dubbi sull’effettiva fattibilità del piano del patron di SpaceX. In particolare ha mosso alcune obiezioni sull’immaginario generale che Musk sta contribuendo a creare intorno al pianeta rosso. Tra i punti critici evidenziati dallo scrittore spicca su tutti il ritratto che egli fa di Elon Musk, rappresentandolo come il cliché, caro alla cinematografia di inizio del Novecento, di un ragazzino che costruisce nel giardino di casa un razzo per andare sulla Luna.

Ciò fa traballare l’ambiziosa programmazione della SpaceX che, come sostenuto dallo stesso CEO, dovrebbe culminare nel 2024 con le prime missioni con equipaggio. Fino a che punto i sogni dell’imprenditore sono realizzabili nei tempi da lui prefigurati? Forse le parole di Robinson possono aiutarci a ridimensionare la portata delle affermazioni del “profeta” della vita multi-planetaria.

Sfida personale o obiettivo comune?

Raggiungere Marte, sostiene Robinson, non può essere l’impresa di una singola compagnia, né un traguardo individuale ma, se e quando la colonizzazione avverrà, sarà frutto dello sforzo di innumerevoli persone e realtà diverse.

Senza nulla togliere alla validità di questa prima critica, bisogna però prendere in considerazione il fatto che, già a distanza di pochi giorni dalla conferenza di Guadalajara, la Boeing abbia colto l’invito di Musk a prendere parte in questa impresa. È inoltre doveroso includere nel discorso anche gli enti spaziali pubblici i quali contribuiscono portando avanti i rispettivi programmi, e raccogliendo preziose informazioni per le missioni future.

In proposito si consideri il recente intervento, curato dalla CNN, del presidente americano Barack Obama. In proposito egli ha ribadito l’intenzione di portare avanti il programma di esplorazione marziana, con l’obiettivo, comunque un po’ meno ambizioso di quello di Musk, di portare un equipaggio su Marte entro gli anni ’30 di questo secolo. Ciò può dunque significare che l’idea sia in realtà già condivisa da molte figure di un certo rilievo, rendendo Musk stesso un po’ meno solo di come lo dipinge Robinson.

Criticità tecniche, economiche, etiche

Al di là del fatto che si tratti o meno di una crociata personale, restano da chiarire diversi punti più prettamente tecnici che non possono essere liquidati frettolosamente. In primo luogo sarà necessario pensare a un sistema efficiente per limitare l’impatto delle radiazioni sulla biologia umana. Su questo punto Robinson immagina la vita marziana condotta principalmente sotto terra, a circa una decina di metri in profondità.

Sempre in tema di sostenibilità della vita sul lungo periodo, Robinson fa notare come non esistano nemmeno i dati per valutare gli effetti di un’esposizione prolungata a una forza di gravità ridotta al 38% rispetto a quella terrestre. Inoltre, egli afferma, anche solo lavorare a un sistema funzionante per il riciclo dei rifiuti, specialmente quelli organici, occuperà una buona parte del tempo di molti avventurosi astronauti.

Anche ragionando in termini economici il discorso non cambia molto. Stando a quanto affermato da Musk, il costo del biglietto potrebbe scendere da 600000 fino a 100000 dollari, ma questo comporta comunque di dover trovare persone sufficientemente motivate, oltre che facoltose, che siano in grado di superare le ardue prove riservate agli aspiranti astronauti. Resta inoltre da capire da dove arriveranno gli altri fondi necessari a mettere in moto il progetto. A margine resta ancora una lunga lista di questioni legali e morali da affrontare in tempo breve, perché in tal senso il 2024 sembra davvero molto vicino. La realistica conclusione di Robinson è che se non si considerano tutti i fattori tecnici, biologici, organizzativi ed economici, si può al massimo continuare a parlare di Marte nei termini di una fantascienza ormai obsoleta.

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