Da un po’ di tempo a questa parte, anche grazie al successo riscosso dalla serie tv Black Mirror, si sente spesso parlare della possibilità di dare vita a un sistema di “classificazione” sociale sulla base di un punteggio ricavato da attività lavorative, qualifiche e abilità, comportamento in pubblico e social, e altro ancora.

Un sentiero già battuto

In Cina qualcosa di simile è già allo studio almeno dal 2010, quando ha preso il via un progetto pilota nella contea di Suining il cui scopo era quello generare schemi di valutazione delle attività della popolazione attraverso un rating dotato di punteggio che premiava i comportamenti considerati eticamente corretti, e sanzionava le infrazioni.

L’idea era che questa iniziativa facesse da apripista a qualcosa di più grande, su scala nazionale, ma ciononostante il progetto pilota fallì. Ebbe comunque un seguito nella pubblicazione nel 2014 di un documento contenente le linee guida per la messa in atto in un contesto più ampio. In questa circostanza sono stati ribaditi in maniera definitiva l’interesse per l’iniziativa e l’importanza che il progetto del social credit system ricopre per i piani del governo cinese al fine di mantenere l’ordine attraverso il controllo.

Le motivazioni socio-politiche

Secondo quanto riportato dall’Economist, la crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche, dovuta a scandali di varia natura, sarebbe la motivazione principale dietro la scelta del governo di mettere in atto il sistema di rating. Questo permetterebbe infatti di tenere in considerazione i cambiamenti negli interessi e nelle opinioni della popolazione cinese, senza tuttavia dover ricorrere al voto.

Tenere traccia dell’opinione pubblica vuol dire anche poter avere maggior controllo sull’attività di personaggi pubblici e compagnie, la cui corruzione si ripercuote sulla vita dei cittadini. Quest’ultimo sarebbe il punto forte del progetto sul quale le istituzioni cinesi fanno leva per accreditare l’idea presso la popolazione.

Ma molti, soprattutto in occidente, vedono in questo possibile utilizzo dei cosiddetti Big Data lo spettro distopico del Grande Fratello orwelliano o, per chiamare in causa immagini più recenti, gli scenari inquietanti messi in mostra da Black Mirror (per la precisione nel primo episodio della terza stagione).

Un salto di qualità (ma non nel vuoto)

La Cina non è nuova ai sistemi di controllo diffusi e capillari finalizzati a tenere traccia del comportamento dei propri cittadini. Le metodologie classiche prevedono l’uso di telecamere, di internet, e di veri e propri sistemi di tracciamento di attività, traguardi individuali professionali e non. Tuttavia l’intenzione di creare un sistema di rating olistico come quello su cui si fonda l’idea del social credit system, ha tratti più radicali.

Da un lato, sul lungo termine sembra prendere forma la volontà di tenere sotto controllo ogni tipo di movimento compiuto da ciascuno dei circa 700 milioni di utenti di internet in Cina. D’altro canto, stando alle affermazioni, riportate dall’Economist, di alcuni ufficiali cinesi, i tempi potrebbero contrarsi nettamente, portando ad avere, già nel 2020, un sistema efficiente che permetta ai meritevoli di accedere a qualsiasi prospettiva di crescita, e che al contempo impedisca a coloro che hanno “perso credito” di fare “anche un singolo passo” (TdR).

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