Andare nello spazio è sempre stata una sfida economica oltre che tecnica. Nonostante i costi si stiano progressivamente riducendo rispetto agli anni d’oro della corsa allo spazio, l’esplorazione spaziale resta un’attività a cui pochi si possono dedicare in maniera fruttuosa. Ma le cose potrebbero presto prendere una nuova direzione, dal momento che le risorse potenzialmente disponibili al di fuori della nostra orbita sono pressoché incalcolabili.

Non a caso negli Stati Uniti sono state recentemente discusse e approvate una serie di misure legali volte a incentivare l’industria nascente dello space mining.

Asteroidi

Se per quanto riguarda la fattibilità delle missioni e l’immaginario comune, le mete più gettonate sono ancora Marte e la Luna, dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse l’obiettivo che di recente incuriosisce maggiormente è un altro.

Si tratta della cosiddetta fascia principale di asteroidi, ossia quell'insieme composto da una miriade di corpi prevalentemente rocciosi di dimensioni tra loro molto diverse, che occupa un’ampia porzione di spazio tra le orbite di Marte e di Giove. Qui infatti si troverebbero una serie di oggetti molto interessanti parlando in termini economici, oltre che astronomici. È il caso per esempio di 16 Psyche, un oggetto di oltre 200 chilometri di diametro, le cui origini e la cui composizione rappresentano tutt’ora un mistero.

Il misterioso 16 Psyche

Secondo quanto riportato da Globalnews, le ipotesi più convincenti che siano state avanzate per spiegare la formazione di questo peculiare asteroide sono fondamentalmente due: da un lato si pensa che potremmo avere a che fare con i resti di un pianeta mai formatosi del tutto, del quale rimarrebbe solo la parte più interna. Ma d’altro canto potrebbe anche trattarsi di materiale aggregatosi in prossimità del sole nelle prime fasi di vita del nostro sistema planetario che è successivamente stato allontanato per finire nella fascia asteroidale.

Lindy Elkins-Tanton, uno degli scienziati più coinvolti nell’organizzazione della missione NASA programmata per il 2023, conferma che l’unicità di quest’oggetto è uno dei motivi principali dietro la scelta di mandare sonde a indagare.

Cifre da capogiro

Al di là dell’interesse scientifico, l’aspetto che sta destando l’attenzione dei finanziatori è rappresentato dalle considerazioni sulla composizione chimica di 16 Psyche.

Stando alle valutazioni riportate da Globalnews, 16 Psyche dovrebbe essere costituita principalmente da ferro e nickel (composizione simile a quella del nucleo terrestre), con una buona probabilità di trovare anche metalli rari quali oro, platino, rame, cobalto, iridio e altri. Per farsi un’idea di come ciò si traduca in dati economici, si consideri che solo in termini di ferro si è stimato un valore di circa 10000 quadrilioni di dollari (o più semplicemente un uno seguito da 28 zeri!).

Nel 2015 il prodotto interno lordo globale è stato di 73,7 trilioni. Le conseguenze sul sistema economico attuale, sarebbero dunque devastanti. Ma se non altro, sostiene la Elkins-Tanton, la NASA al momento non ha né le intenzioni né i mezzi per pensare a una simile missione di recupero, considerato anche che ogni singolo viaggio durerebbe, allo stato attuale delle tecnologie, non meno di qualche anno. Nonostante dunque ci sarà da attendere per avere informazioni più chiare in merito a 16 Psyche, ciò che sembra ormai ovvio è che ci stiamo avviando verso una nuova era dell’esplorazione spaziale, dove le promesse di un immenso ritorno in termini economici possano rappresentare un valido cavallo di battaglia e una porta per l’espansione del capitalismo verso nuovi orizzonti.

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