Per la fase 2 dell'emergenza Coronavirus, che ha messo in ginocchio l'Italia dal 20 febbraio, arriva la tecnologia a servizio della collettività: è stata, infatti, approvata l'applicazione che permetterà di monitorare il contagio da Coronavirus.

Coronavirus, l'app Immuni al vaglio di Vittorio Colao

Nella giornata di ieri è stata firmata l'ordinanza del commissario Domenico Arcuri che renderà operativa l'applicazione utile al tracciamento del contagio da Coronavirus, sebbene si partirà inizialmente solo con alcune Regioni pilota: pertanto, si è disposto di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d'uso sul software Immuni con la società Bending Spoons Spa.

Il progetto è nato dalla suddetta società in partnership con il Centro Diagnostico Santagostino di Luca Foresti e Jakala: la società Bending Spoons Spa ha manifestato la volontà di concedere la licenza d'uso aperta, gratuita e perpetua come proprio contributo volontario e solidale per fronteggiare l'emergenza Coronavirus.

Prima di poterla rendere disponibile ai cittadini italiani, però, occorre che sia valutata dalla task force messa in piedi con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio e presidiata da Vittorio Colao: in ogni caso, tale applicazione diventerà un punto focale per la gestione della famosa fase 2 la quale dovrebbe partire dal 4 maggio.

L'app rispetta le regole imposte dall'Ue

Nella definizione dell'applicazione utile al tracciamento del contagio da Coronavirus l'Unione Europea ha imposto delle regole: assicurare anonimato e interoperabilità tra gli Stati europei e prediligere la tecnologia bluetooth, rispettando anche la volontà di tutti i cittadini.

Il primo principio è quello dell'utilizzo della tecnologia Bluetooth: l'app Immuni, infatti, si appoggerà su tale metodo di comunicazione che viene considerato il più idoneo per le applicazioni di tracciamento. Il motivo è semplicemente legato al fatto che la comunicazione tra due dispositivi Bluetooth avviene all'incirca ad un metro di distanza: tale misura rispetta a pieno quella imposta dalle norme di distanziamento tra le persone.

Per quanto concerne la localizzazione degli utenti, invece, non sarà necessario attivare il Gps in quanto i dati relativi alla posizione non sono utili ai fini del contagio: in questo modo si rispetta la privacy delle persone.

Il secondo punto cardine dell'app Immuni è la volontarietà: il Governo non obbligherà i cittadini ad installare l'applicazione sul proprio smartphone, ma ognuno sarà libero di farlo per contribuire al contenimento e al monitoraggio del contagio da Coronavirus. In ogni caso, verrà rispettato l'anonimato: ad ogni utente, infatti, verrà attribuito un ID anonimo e temporaneo che permetterà di stabilire un contatto con gli altri utenti presenti nelle vicinanze.

Infine, ogni utente potrà creare il proprio diario clinico: si tratta di una sezione in cui sarà possibile inserire informazioni, come l'età, il sesso, le malattie pregresse e i farmaci assunti.

L'app invia un sms in caso di contatto con contagiato

Una volta che l'utente avrà installato l'app sul proprio smartphone e attivato il Bluetooth, il server dell'applicazione Immuni comincerà a memorizzare non solo i contatti tra i vari utenti registrati, ma anche la loro durata. Nel caso in cui una persona risulti essere infettato dal Covid-19, l'operatore sanitario riceverà il codice col quale potrà scaricare dal server centrale i dati del paziente e anche i codici delle persone entrate in contatto dall'infetto. Il server quindi calcolerà il rischio contagio in base alla vicinanza e alla durata del contatto e di conseguenza genererà i messaggi da inviare agli smartphone delle altre persone.

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