In un momento giudiziario potenzialmente decisivo per la responsabilità delle piattaforme social riguardo ai danni psicologici sui minori, TikTok ha raggiunto un accordo extragiudiziale con la querelante, identificata come K.G.M., una 19enne californiana. L'intesa è stata siglata la sera prima dell'avvio del processo. Snap aveva già definito la propria posizione qualche giorno prima, lasciando Meta e YouTube a difendersi davanti alla giuria del tribunale della contea di Los Angeles.

Il contesto della causa

La causa, una delle prime del suo genere a giungere in aula, accusa esplicitamente le piattaforme di essere state progettate per suscitare dipendenza nei minori, utilizzando meccaniche simili a quelle dei «videogiochi da slot machine» o agli strumenti additivi dell’industria del tabacco.

L'accusa non si limita al contenuto caricato dagli utenti, ma riguarda – secondo le contestazioni – scelte intenzionali volte ad aumentare il tempo e la frequenza d'uso tra i più giovani, con conseguenti danni alla loro salute mentale.

Le adesioni di TikTok e Snap

Snap aveva già stipulato un accordo con K.G.M. lo scorso 20 gennaio, con termini non resi pubblici. Un portavoce dell'azienda dichiarò che le parti erano «soddisfatte di aver risolto la questione in modo amichevole». In modo analogo, TikTok ha siglato un'intesa con la querelante poco prima dell'apertura del processo, ma le condizioni rimangono riservate.

Meta e YouTube in aula: un'udienza che può cambiare il sistema

Meta (Instagram) e YouTube, invece, saranno chiamati a rispondere in tribunale.

La selezione della giuria è iniziata il 27 gennaio, con un processo che dovrebbe durare tra sei e otto settimane. Tra i testimoni previsti figurano il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, e il dirigente di YouTube, Neal Mohan. Si tratta del primo caso di bellwether trial, concepito per misurare la reazione della giuria e fornire indicazioni sull'eventuale esito di migliaia di controversie analoghe.

Paralleli con l’industria del tabacco

Studi legali e osservatori sottolineano la struttura del caso: analogamente ai processi contro Big Tobacco, l'accusa sostiene che le piattaforme abbiano ignorato o celato i rischi, puntando sulla crescita dell'engagement a scapito della sicurezza dei più vulnerabili. Funzioni come lo scrolling infinito, l'auto-play e le notifiche mirate sono al centro della critica.

Dichiarazioni delle parti

Le aziende coinvolte rigettano le accuse. Meta ha dichiarato di affrontare la questione della salute mentale in modo complesso, evidenziando che «non si può semplificare il disagio adolescenziale attribuendolo interamente ai social». YouTube ha negato ogni responsabilità, affermando che la tutela dei più giovani è uno dei suoi pilastri operativi. TikTok, pur avendo raggiunto accordi, non ha mai ammesso responsabilità né fornito dettagli pubblici.

Verso un precedente giudiziario

In caso di esito favorevole alla querelante, si profilerebbe una svolta regolatoria e progettuale nel settore. Potrebbero emergere nuovi standard di sicurezza digitale e pressioni legislative. L'esito del caso influenzerà senza dubbio il modo in cui i social media, e in particolare le loro funzionalità di engagement, verranno concepiti e gestiti. Nel contesto dei dibattiti in corso su sicurezza e responsabilità tech, il caso riafferma la necessità di un equilibrio tra innovazione e tutela.