Emergono nuovi dettagli sullo scontro tra il Pentagono e Anthropic. Una recente documentazione presentata in tribunale getta una luce inedita sulle trattative che hanno preceduto la designazione della società come “supply-chain risk”. Secondo due dichiarazioni giurate depositate da Anthropic, funzionari del Dipartimento della Difesa avevano comunicato che «i due lati erano molto vicini» su questioni chiave, a pochi giorni dalla rottura pubblica decisa dall’amministrazione Trump.
Le dichiarazioni di Anthropic
In una dichiarazione, Sarah Heck, responsabile delle politiche per il settore pubblico di Anthropic, ha contestato la versione governativa secondo cui la società avrebbe richiesto un ruolo decisionale operativo nelle missioni militari.
Heck ha affermato: «In nessun momento durante le negoziazioni abbiamo affermato una tale pretesa». Ha inoltre evidenziato come le preoccupazioni sollevate dal governo, come il potenziale “interruttore remoto” che Anthropic potrebbe utilizzare per disattivare Claude, non fossero mai emerse in fase negoziale, ma solo nelle carte processuali.
Contraddizioni pubbliche e private
Un passaggio ancora più significativo riguarda l’email inviata il 4 marzo, il giorno successivo alla formalizzazione della designazione di rischio, dall’Under Secretary Emil Michael all’amministratore delegato Dario Amodei. In essa, Michael affermava che le posizioni di governo e società erano «molto vicine» su due temi cruciali: l’uso di AI negli armamenti autonomi e la sorveglianza di massa.
Due giorni dopo, Amodei parlava pubblicamente di «conversazioni produttive» con il Pentagono. Tuttavia, Michael pubblicava su X un messaggio di tenore opposto: «Non ci sono negoziati attivi» con Anthropic, ribadendo poi a CNBC, una settimana dopo, l'assenza di possibilità per un nuovo dialogo.
Il contesto della rottura
La tensione era esplosa a fine febbraio, quando il presidente Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth avevano comunicato la chiusura dei rapporti con Anthropic. La società si rifiutava di autorizzare un uso completo della sua AI in applicazioni militari sensibili. La designazione di «supply-chain risk», una sanzione senza precedenti per una società americana, ha scatenato immediatamente una battaglia legale.
Anthropic ha impugnato la decisione per motivi costituzionali, inclusa la violazione del Primo Emendamento.
Implicazioni e prospettive
L’incongruenza tra la narrativa pubblica, improntata allo scontro frontale, e i segnali privati di sintonia apre uno scenario di particolare rilevanza. Questo evidenzia la pressione politica che potrebbe aver spinto il Pentagono a una linea dura. Allo stesso tempo, rivela margini realistici di accordo tecnico-strategico che potrebbero essere stati sacrificati in nome dell’assertività istituzionale. In tale contesto, l’identificazione di Anthropic come minaccia per la catena di fornitura appare più tattica che sostanziale.
In prospettiva, questa disputa rappresenta un test su due fronti: legale, poiché il giudizio chiarirà i limiti dell’autorità governativa nel vietare pratiche aziendali basate su posizioni etiche; e politico, definendo il confine tra difesa nazionale e libertà d’espressione tecnologica.
Si profila così un precedente multilivello, destinato a condizionare l’interazione tra innovazione AI e potere pubblico negli Stati Uniti.
La traiettoria futura della vicenda sarà definita dall’udienza fissata per il 24 marzo davanti al giudice Rita Lin a San Francisco, dove saranno esaminati i possibili compromessi tra industria e governo.