Il laboratorio di intelligenza artificiale Thinking Machines, fondato dall’ex CTO di OpenAI Mira Murati, è in trattative per un nuovo round di finanziamento che potrebbe raggiungere 1 miliardo di dollari, con una valutazione di almeno 40 miliardi. Accel, già investitore della startup, sarebbe in discussione per guidare l’operazione. Questo possibile round evidenzia la continua concentrazione di capitale sui laboratori AI più ambiziosi, anche in una fase in cui gli investitori mostrano maggiore attenzione ai multipli e alla traiettoria dei ricavi.
La valutazione di Thinking Machines e il ruolo di Accel
La valutazione prospettata, sebbene significativa, sarebbe inferiore ai 50 miliardi di dollari che Thinking Machines avrebbe cercato in precedenza. Questo non indica necessariamente un arretramento del progetto, ma suggerisce una negoziazione più disciplinata in un mercato dell’AI dove la scarsità di talenti e infrastruttura continua a pesare, ma dove la sostenibilità economica è osservata con maggiore attenzione. La cifra più rilevante non è solo l’ammontare del round, ma il confronto con le aspettative precedenti.
Un dato centrale è il run rate annuale dei ricavi, indicato sopra i 100 milioni di dollari. A fronte di una valutazione da 40 miliardi, il multiplo resta estremamente elevato.
È qui che si misura la specificità dell’attuale ciclo AI: gli investitori non stanno comprando soltanto fatturato attuale, ma accesso a team, modelli, piattaforme e potenziali vantaggi infrastrutturali difficili da replicare.
Nvidia, Inkling e la valutazione pre-money
Le trattative confermano il quadro e aggiungono un dettaglio finanziario importante: la valutazione sarebbe pre-money, cioè calcolata prima dell’ingresso dei nuovi capitali. Nvidia avrebbe discusso una possibile partecipazione al round, un elemento coerente con il ruolo sempre più strategico dei produttori di chip nell’ecosistema AI. Non si tratta solo di capitale finanziario: per una startup che sviluppa modelli avanzati, l’accesso a capacità di calcolo e partnership hardware può diventare un fattore competitivo decisivo.
Le trattative si collegano anche al lancio di Inkling, il primo modello AI di Thinking Machines, presentato a luglio. Inkling è descritto come un modello open-weight collegato a Tinker, una piattaforma che genera ricavi tramite fee computazionali basate sull’uso per adattare modelli a dati proprietari. La scelta è significativa: invece di puntare soltanto su un chatbot generalista, la società sembra posizionarsi su un’offerta più infrastrutturale, orientata all’adattamento dei modelli e al lavoro su dati aziendali.
L'interesse degli investitori nei laboratori AI
La storia recente di Thinking Machines spiega l’interesse degli investitori. Il laboratorio aveva già raccolto 2 miliardi di dollari in un round seed valutato 12 miliardi, guidato da Andreessen Horowitz con la partecipazione di Nvidia, GV, Lightspeed e Conviction Partners.
Questa capitalizzazione iniziale, unita alla fondazione da parte dell'ex CTO di OpenAI Mira Murati, ha posizionato Thinking Machines come un attore chiave nel panorama dell'intelligenza artificiale. La sua capacità di attrarre investimenti significativi, nonostante le ricalibrazioni del mercato, sottolinea la fiducia nel suo approccio strategico e nel potenziale dei suoi modelli avanzati.