Da Washington, l’8 ottobre 2026, il vicepresidente americano JD Vance ha annunciato un giro di vite contro le presunte frodi legate ai visti H-1B e ai percorsi per la green card. Le sue accuse si concentrano sul colosso tecnologico Microsoft. Vance ha sostenuto che l’azienda avrebbe licenziato 6.000 lavoratori statunitensi, assumendo contemporaneamente personale tramite 6.300 visti H-1B e 3.000 green card. Questi programmi, destinati ai lavoratori stranieri qualificati, sarebbero stati impiegati in modo abusivo e fraudolento, secondo Vance.
Nel suo intervento, Vance ha collegato i licenziamenti all’assunzione di personale straniero, dichiarando: “Per ogni lavoratore licenziato, Microsoft ne ha assunti uno e mezzo stranieri, ridotto praticamente a condizione di servitù contrattuale”.
Accusando l’azienda di frode, ha citato anche il programma PERM come percorso che consente ai lavoratori stranieri di restare negli Stati Uniti dopo l’ingresso con visto H-1B.
Il sistema dei visti H-1B e il programma PERM sotto accusa
Il visto H-1B, destinato ai lavoratori qualificati, consente di lavorare negli Stati Uniti mentre procede il percorso per la residenza permanente. Vance ha presentato il caso Microsoft come parte di una stretta sui meccanismi che collegano l’impiego di lavoratori stranieri qualificati e le domande di green card. Nel passaggio più diretto contro l’azienda, ha dichiarato: “Nessuna azienda ha abusato di questo sistema più di Microsoft. Il visto H-1B è il modo in cui entrano, il programma PERM è il modo in cui restano”.
La sospensione indicata da Vance riguarda la possibilità per Microsoft di presentare domande di residenza permanente per lavoratori impiegati attraverso il programma H-1B. Il Dipartimento del Lavoro statunitense ha indicato anche Adobe tra le società sottoposte a una misura analoga, precisando che non verranno accettate nuove domande né trattate quelle pendenti per la certificazione permanente del lavoro che coinvolgano queste aziende. Nel 2026, Microsoft ha presentato domande H-1B per quasi 3.700 lavoratori, risultando il quinto maggiore datore di lavoro per questo tipo di visto; Amazon è indicata con oltre 9.300 richieste nello stesso anno.
Nonostante le accuse mosse dal vicepresidente Vance, Microsoft ha respinto l’impostazione delle contestazioni. L’azienda, pur non avendo ancora fornito dettagli sulla sua difesa, si oppone fermamente alle affermazioni di frode e abuso dei programmi di visto.