Due individui sono stati fermati a Bolzano, ritenuti responsabili della spedizione punitiva che ha colpito le Torri di Madonna Bianca, a Trento. L'operazione di polizia giudiziaria, conclusa il 7 ottobre 2026, ha portato all'arresto dei presunti autori di una sparatoria avvenuta giorni prima. L'episodio era diretto contro un 39enne agli arresti domiciliari, residente nella Torre 13 del quartiere.
La sparatoria si è verificata il 3 ottobre 2026, nel pomeriggio, in via Conci, poco dopo le 17. Nonostante la violenza, non si sono registrati feriti.
Un proiettile ha trapassato la tapparella di un appartamento adiacente a quello del bersaglio, conficcandosi in un armadio. In quel momento, una ragazza di 17 anni era presente nella stanza. L'evento ha generato momenti di paura tra i residenti della Torre 13, testimoni degli spari esplosi contro il condominio.
La dinamica della spedizione punitiva
Secondo le testimonianze, un suv scuro con a bordo due persone è stato visto passare a forte velocità davanti all'edificio. L'obiettivo era il 39enne, la cui famiglia risiede al primo piano. L'uomo era stato condannato nel 2024 a sette anni di reclusione. Almeno una decina di colpi sono stati esplosi, finendo sulla facciata del condominio e contro un'auto in sosta.
I sospetti si sono concentrati su due membri della comunità sinti di Bolzano.
Il provvedimento di fermo ha riguardato i due soggetti, ora indagati per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco. Al termine delle operazioni, sono stati trasferiti nella Casa circondariale di Verona Montorio, a disposizione dell'autorità giudiziaria. L'attività investigativa si è concentrata sull'identificazione e la cattura dei presunti responsabili della sparatoria del 3 ottobre 2026 alle Torri di Madonna Bianca.
La vasta operazione di polizia
Il fermo è stato eseguito dalla Squadra Mobile della Questura di Trento, con la collaborazione di quella di Bolzano. L'operazione ha coinvolto il Reparto Prevenzione Crimine Lombardia, le Unità Operative di Primo Intervento di Milano e Bolzano, unità cinofile antiesplosivo e artificieri da Padova, Bergamo, Bolzano e Verona, e il supporto della Polizia Scientifica.