Politica e affari sulla pelle dei disperati. È questo l'intreccio che la magistratura torinese sta mettendo in luce, con l'inchiesta su un appalto da 5 milioni di euro affidato dal Comune di Torino nel 2013 per dare un tetto e una sistemazione ai rom sgomberati da alcuni accampamenti cittadini.

Le indagini hanno fino ad ora portato all'iscrizione nel registro degli indagati di undici persone, con accuse che vanno dalla truffa alla turbativa d'asta e illeciti contro il patrimonio e la pubblica amministrazione, oltre che in materia tributaria.

Soddisfatto il consigliere regionale Maurizio Marrone, di Fdi-An, autore dell'esposto che ha fatto scattare l'operazione, denunciando che: "A Torino c'è chi fa affari con i rom: chi, attraverso una serie di progetti volti a recuperare i campi zingari, tiene in vita una fitta rete di associazioni, cooperative, onlus, tutte legate al comune business dell'immigrazione. Una vera e propria holding della solidarietà".

Appartamenti fatiscenti e abusivi per i rom

Secondo la Procura, il raggruppamento di imprese "Rti, la città impossibile", di cui fanno parte la Cooperativa Animazione Valdocco, l'Associazione Italiana Zingari Oggi e l'Associazione Terra del Fuoco, avrebbe falsificato gli atti per aggiudicarsi la gara per lo sgombero dei campi nomadi di lungo Stura Lazio e di via Germagnano e per la messa in sicurezza del campo di corso Tazzoli.

Circa 5 milioni di euro messi a disposizione, attraverso il Comune, dal ministero dell'Interno, per ricollocare gli sbaraccati in appartamenti. Appartamenti in numero insufficiente e che si sono rivelati fatiscenti e abusivi, di proprietà del "ras delle soffitte" Giorgio Molino, immobiliarista noto alle cronache giudiziarie fin dagli anni '70 e anche lui finito nel registro degli indagati con i responsabili delle altre associazioni del raggruppamento.

Tra gli indagati anche un ex consigliere comunale

Tra gli indagati anche l'ex capogruppo di Sel a Palazzo Civico, Michele Curto, al quale viene contestata una sorta di rimborsopoli. "A seguito di accordo fraudolento - scrive il magistrato che conduce le indagini, il pm Andrea Padalino - sarebbe stato assunto fittiziamente, ben sapendo che la retribuzione di Curto sarebbe stata pagata dalla collettività".

Per Padalino, gli indagati avrebbero "fornito all'ente appaltante una falsa prospettazione del possesso dei requisiti necessari per partecipare al banbdo". "Ci sono gravi indizi - spiega il magistrato - circa i fatto che l'offerta tecnica presentata per l'aggiudicazione dell'appalto si fondasse su falsi dati e su dichiarazioni contenenti inconsistenti assunzioni di impegno per indurre in errore gli organi della Pubblica amministrazione preposti alla valutazione".

Indizi che hanno indotto il gip Giorgio Potito a disporre sequestri per un valore di circa 400.000 euro.

Soddisfatto il consigliere regionale Marrone: "Partendo dall'housing sociale abusivo di proprietà del ras delle soffitte, dove i rom venivano parcheggiati a spese del contribuente, abbiamo scoperchiato un business milionario, nato per mettere le mani sui fondi statali per l'assistenza agli zingari. Tutto questo mentre migliaia di famiglie in estrema povertà sono abbandonate dalle istituzioni in graduatorie infinite per mancanza di risorse". "Ed è grave che ancora oggi - prosegue Marrone - nonostante sia passato un anno dai primi avvisi di garanzia per questa vicenda e dopo l'elezione di Appendino a sindaco, le associazioni al centro delle indagini siano ancora il riferimento dell'Amministrazione Comunale e della Prefettura per l'assistenza a rom e immigrati".

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