Non è la prima storia di omofobia che capita a torino e probabilmente non sarà l’ultima. Quella che è accaduta a Simone Schinocca e al suo compagno Michele è una delle vicende più tristi degli ultimi anni. Una storia carica di razzismo e ignoranza, che richiama alla memoria quella torinesità degli Anni Sessanta, periodo in cui comparivano i cartelli non si fitta ai meridionali. Peccato, perché lo sanno anche i muri che tra una coppia eterosessuale e una coppia omosessuale non c’è alcuna differenza, come all’epoca non c’era differenza tra una famiglia settentrionale e una meridionale.
Ma vallo a spiegare a chi ha una proprietà da affittare con annesso pregiudizio.
Non mi lamento, ma…
Simone e Michele sono giovani. Sono assunti entrambi a tempo indeterminato, uno in una importante e solida azienda, che gli paga un ottimo stipendio. L’altro per una compagnia teatrale e ha uno stipendio dignitoso. Entrambi hanno un’ottima referenza. La proprietaria della casa in cui attualmente vivono da otto anni: “Hanno sempre pagato, mi lasciano una casa più bella di come l’hanno trovata, con loro non ho mai avuto alcun problema in quasi otto anni”. Purtroppo, per qualcuno, i due non sono una “famiglia”… “Ci era capitata già qualche mese fa una casa molto bella, in via Cibrario - ha raccontato Simone -.
L’avevamo vista alla sera. Il giorno dopo chiamo l’agenzia alle 9 per fare la proposta, dopo una notte trascorsa a fare conti, a prendere le misure dei mobili…”.
La seconda casa
Quando telefono l'agente dice a Simone: “L’abbiamo già affittata, abbiamo ricevuto una proposta e voi non avete le garanzie che invece l’altra coppia ha”.
Già affittata? Forse quest’agenzia era aperta anche di notte… “Non me lo aspettavo, ma in fondo ognuno è libero di dare casa propria a chi vuole”. Passa qualche settimana. I due vedono un’altra casa: “E’ a pochi portoni dalla casa in cui sono cresciuto. Sempre nelle vicinanze di via Cibrario. L’agenzia che la gestisce mi conosce - prosegue Simone -.
Un anno prima da loro abbiamo comprato casa per la mia mamma, che non riusciva più a fare le scale della casa in cui viveva da sempre. L’agente, al telefono, mi riconosce subito e sembra felicissima”.
'Vogliono una famiglia'
“Facciamo la proposta, diamo le referenze e l'assegno, come da richiesta. Dopo qualche giorno, l’agente, con immenso imbarazzo, mi dice: “La proprietà non vuole darvi la casa, vuole una famiglia. Vuole qualcuno che stia a lungo”. Io provo a controbattere: ma nella casa in cui viviamo ci stiamo da otto anni... E lei: “Lo so Simone, ma vuole una famiglia”. Continuo a pensare che ognuno dà la propria casa a chi vuole. Ma non posso non pensare che sono due “no”. Entrambi arrivano da una zona benestante di Torino.
E siamo nel 2017. In un Paese che ha finalmente le unioni civili”. In un Paese in cui ci sono ancora problemi a dare fiducia a una coppia gay, ad una coppia straniera, ad una persona di colore. In un Paese in cui si sfrattano famiglie con figli e le si getta per strada, come cinquanta anni fa. In un Paese in cui la discriminazione non è astrazione.
Il Comune con coppia
Sulla vicenda è intervenuto Marco Giusta, assessore comunale alle Pari Opportunità: “La vicenda dei due fidanzati discriminati e a cui qualcuno ha negato l’alloggio in affitto conferma, ancora una volta, il persistere di gravi pregiudizi e di cultura omofoba a Torino. I mediatori immobiliari hanno spiegato ai giovani che la proprietà avrebbe preferito dare in locazione l’alloggio a una famiglia tradizionale.
Il Comune di Torino riconosce nella coppia di Simone e Michele una famiglia come tutte, una famiglia con lo stesso valore e la stessa importanza di tutte le altre. Come già più volte detto la nostra città ha modificato la delega da famiglia a famiglie. Ho sentito Simone per esprimergli la mia solidarietà. Per noi tutte le famiglie godono degli stessi diritti e qualunque persona subisca una qualunque forma di discriminazione, troverà sempre l’amministrazione comunale dalla sua parte”.