Dopo lo scandalo Moncler e la produzione di piumini attraverso maltrattamenti alle oche, Milena Gabanelli con il suo "Report" ha messo nel mirino il prestigioso marchio Gucci. Nel corso della puntata andata in onda domenica 21 dicembre, la giornalista ha mandato in onda un servizio in cui, grazie alla segnalazione di un artigiano toscano, è stato mostrato cosa si cela dietro la produzione di borse che sul mercato costano intorno agli 800 euro e che all'azienda, tra manodopera cinese a basso costo e lavoro nero, costano circa 24 euro.

Tutto è partito dalla segnalazione di un pellettiere toscano

Il servizio è stato montato e mandato in onda su Raitre dopo una serie di indagini e raccolte di informazioni durate circa 5 mesi.

Tutto è cominciato quando un artigiano, un pellettiere toscano, ha contattato la redazione del programma per segnalare come, dietro la produzione di borse di lusso della Gucci, ci fosse una fitta rete di lavoro sottopagato cinese che si nascondeva dietro una "presunta legalità", permessa anche grazie ai controlli superficiali della Guardia di Finanza. Dal servizio è emerso come, molti artigiani italiani, facciano da "prestanome" accettando commesse molto basse e fuori norma pur di riuscire a guadagnare qualcosa.

Costi della produzione molto bassi con l'utilizzo di manodopera cinese a nero

Se il costo di produzione di una borsa che sul mercato vale 830 euro, in partenza è di circa 30 euro, adesso il prezzo è sceso ulteriormente a 24-25 euro, tramite una serie di escamotage che l'azienda Gucci avrebbe introdotto per risparmiare ulteriormente all'atto della produzione.

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Infatti, gli inviati di "Report", grazie alla collaborazione dell'artigiano toscano che ha fatto la segnalazione, hanno fatto emergere come alle spalle degli artigiani italiani che mettono il loro nome al servizio del marchio, ci sia un'ampia manodopera di operai cinesi che lavorano anche più di 12 ore al giorno, sono sottopagati e naturalmente si tratta di lavoro nero, non dichiarato.

I controlli superficiali della Guardia di Finanza

Pur di smascherare questo ampio giro di lavoro cinese a nero, il pellettiere che ha contattato "Report" si è esposto in prima persona, incitando gli ispettori del lavoro e gli uomini della Guardia di Finanza che effettuano i controlli ad informarsi meglio, a "entrare nelle aziende" per constatare in quali condizioni lavorano gli operai asiatici. L'artigiano, di fronte ai finanzieri e agli ispettori del lavoro, dichiara che ha assunto cinesi ufficialmente come operai per 4 ore giornaliere di lavoro perché: "me l'hanno consigliato, imposto" e si chiede perché, nonostante ciò, non sia stato sanzionato.

I controlli delle Fiamme Gialle, dal servizio, risultano superficiali e quindi scarsamente utili per portare alla luce questa rete di manodopera a bassissimo costo. Ciò che lascia a bocca aperta è che Gucci rappresenta uno dei marchi italiani più famosi al mondo, che vanta un'artigianalità interamente nostrana quando, invece, sotto la punta dell'iceberg si nasconde il lavoro di operai cinesi sottopagati per più di 12 ore al giorno. Al momento non c'è stata alcuna replica dell'azienda Gucci al servizio mandato in onda da "Report".