Edizione strana, quest'ultima di X Factor, perché, per la prima volta nella sua storia, non 'morganocentrica': Morgan, il giudice forse più rappresentativo del programma resta, infatti, senza concorrenti a un paio di puntate dalla fine, proprio a un passo dalla semifinale che si terrà giovedì. E per lui è il tempo di fare bilanci, non solo televisivi. Anche perché, a giudicare da quanto scrive nella sua biografia in uscita venerdì per Einaudi (dal titolo "Il libro di Morgan" e dal sottotitolo, in pieno stile Castoldi, "Io, l'amore, la musica, gli stronzi e Dio"), del suo lavoro in televisione non ha un'opinione lusinghiera: "ogni anno dico sempre che sarà l'ultimo e invece, puntualmente, ci sono dei nuovi motivi, sempre diversi, per cui sono costretto a farlo.

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Ormai sono nel meccanismo, che non è solo economico, è tutto un sistema di interessi convergenti che orbitano intorno alla mia persona, e io non sono abbastanza forte da svincolarmene.

E sono completamente schiavo".

Attrazione e repulsione, dunque, tanto da confessare che, dopo ogni puntata, si chiude in casa per tre giorni, tempo necessario a rielaborare un senso di vergogna. "La tv ha reso un pagliaccio anche me", osserva, aggiungendo che anche a X Factor, programma che definisce 'glam', "sono tutti burattini, tutti marionette. Tutti vuoti, macchine da soldi". Ma se è vero che il pubblico ha imparato a conoscere e ad amare Morgan anche grazie ai suoi chiaroscuri, alle intermittenze caratteriali, i cortocircuiti affettivi, l'alternanza di sfuriate e lucide analisi, esuberanze e riflessioni, slanci visionari e considerazioni severe, forse non tutti sanno che già da bambino, quando era ancora solo Marco Castoldi, sentiva il desiderio di esibirsi e di attirare l'attenzione.

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Bisogno di amore e riconoscimenti, come il Morgan di oggi, quello diventato adulto. Uomo segnato dalla ferita più bruciante, dal colpo più duro e insopportabile, il suicidio del padre Mario, avvenuto quando era adolescente.

Nel libro ricorda l'episodio ("a 46 anni si è tolto la vita. Anche perché la sua vanità non era appagata. Incapace di sopravvivere dovendo mantenere sé, i suoi familiari in ristrettezza economica") e, disarmato e sincero come lui solo, non nasconde la nostalgia per la stagione più bella della sua vita, quella condivisa con Asia Argento e la loro bambina Anna Lou. "Abbiamo vissuto a Milano: io, la mia donna e la mia bambina, l'unica famiglia che io sia mai stato in grado di avere in vita mia. Una famiglia semplice, come dovrebbero essere tutte le famiglie".