Massimo Bossetti, il muratore di 45 anni residente a Mapello, e unico imputato per l'omicidio della giovane ginnasta Yara Gambirasio, sabato sera avrebbe cercato di suicidarsi nel carcere di Bergamo, dove è detenuto da oltre un anno. A riferire dell'accaduto Sandro Salvagni, suo legale di fiducia nel processo in corso di svolgimento presso la Corte d'Assise del tribunale di Bergamo, che ha saputo dell'accadimento da Marita Comi, moglie dell'imputato. Alla giovane moglie è stato lo stesso marito a confessare il suo tentativo di togliersi la vita, durante il colloquio in carcere dello scorso sabato pomeriggio.

Alla fine della visita, visibilmente sconvolta per quanto appreso dal marito, Marita si è immediatamente messa in contatto con l'avvocato, che a sua volta si recato in carcere a sincerarsi delle sue condizioni di salute.

Come riportato dal quotidiano La Stampa, l'avvocato Salvagni ha raccontato che il suo assistito avrebbe commesso l'insano gesto in un momento di estrema debolezza. Racconta che per un attimo non ha più visto la luce della ragione, e in quei momenti irrazionali ha pensato che l'unica soluzione all'incubo che lo perseguita da oltre un anno fosse quella del suicidio. Sempre secondo le dichiarazioni del suo avvocato, adesso il detenuto avrebbe riacquistato la lucidità e fisicamente dovrebbe stare meglio.

Il legale inoltre, ha annunciato che ha intenzione di chiedere al carcere una relazione completa e dettagliata sul tentativo di suicidio del suo assistito.

I particolari del tentato suicidio

Secondo una prima analisi degli accadimenti, Massimo Bossetti avrebbe cercato di togliersi la vita impiccandosi a una grata con una cinghia, il giorno successivo all'ultima udienza del processo, preso dallo sconforto e dalla disperazione.

Il suo tentativo sarebbe stato fermato immediatamente, anche se al momento non è chiaro se a intervenire e a evitare la tragedia, fossero stati i suoi compagni di detenzione o gli agenti di polizia penitenziaria. Fisicamente Bossetti non avrebbe subito nessuna conseguenza, mentre dalla direzione del carcere sarebbero sati adottati gli accorgimenti necessari al fine di impedire nuovi tentativi di suicidio da parte del detenuto.

Le prime reazioni

Al momento, la direzione dell'istituto di pena non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione in proposito all'accaduto. Antonio Porcino, direttore del carcere di Bergamo, ha dichiarato di non essere a conoscenza di nessun tentativo di suicidio, mentre il cappellano dell'istituto, Don Fausto Resmini, proprio in questi ultimi giorni si sarebbe recato in visita dal Bossetti, trovandolo leggermente più serio e taciturno del solito, ma senza riscontrare segni fisici evidenti di quanto accaduto. A conferma del fatto che probabilmente il gesto malsano si sarebbe interrotto sul nascere, risulta che i sanitari interni al carcere non hanno eseguito nessun intervento medico, oltre al fatto che Bossetti non sarebbe stato tradotto in ospedale, come generalmente avviene in questi casi.

Oltre al prolungarsi della detenzione, che dura ininterrottamente da oltre un anno in misura di custodia cautelare, le improvvise rivelazioni sui probabili tradimenti da parte della moglie potrebbero aver contribuito a causare un momento di sconforto che si sarebbe tradotto nel tentativo di togliersi la vita. La prossima udienza è prevista per il prossimo 11 dicembre, e tutto il processo si preannuncia lungo e pieno di colpi di scena, con la difesa dell'imputato pronta a dare battaglia alla pubblica accusa per dimostrare l'innocenza del suo assistito.

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