Dopo l'ultimo album scritto nel 2012, Pierdavide Carone, che incantò per i suoi testi prima i professori del talent "Amici" e poi il pubblico sanremese, ha deciso di rientrare nel mondo della musica italiana con un nuovo album intenso ed originale.

- Chi è uscito dai talent ha utilizzato, per vendere, la tattica della presenza compulsiva in tv. Lei invece si è mosso in una maniera più discreta e meno popolare. Pentito della sua scelta?

- Assolutamente no. Credo che un cantautore debba esprimersi in studio di registrazione e sui palchi piuttosto che in tv. Detto questo, trovo utile in fase di promozione di un nuovo lavoro, utilizzare anche il mezzo televisivo per poter divulgare la propria opera, ma una volta concluso l'iter promozionale, la tv non può e non deve diventare un'ossessione.

- A chi dice che i cantautori possono essere amati e compresi solo da un pubblico limitato, cosa risponde?

- Rispondo rimandando ai numeri di vendite raggiunti da cantautori come Dalla, De Gregori e Venditti, solo per fare qualche esempio...

- Sanremo 2010: vince la manifestazione essendo autore di “Per tutte le volte che…” cantata da Scanu. Cosa ricorda di quel giorno?

- Ricordo il senso di consapevolezza di poter fare l'autore di professione, poter dire: "Ok, sono riuscito a scrivere una canzone che piace alle persone". E la cosa mi piacque un sacco che ci presi gusto, tanto che con "Di notte", poche settimane dopo, raggiunsi lo stesso obiettivo, anche se stavolta come interprete di me stesso e non passando per il festival.

- Sanremo 2012: esordisce sul palco dell’Ariston con la canzone "Nanì".

Cosa le resta di quell’esperienza?

- Ricordo la grande emozione di essere in un vero e proprio luogo di culto, la Mecca per chi come me aspirava a fare musica italiana. Questo avrebbe potuto portare ad un eccessivo livello di adrenalina che avrebbe potuto sfociare in vera e propria tensione emotiva, ma la presenza di un "veterano di guerra" come Lucio, mi diede una grande serenità, e alla fine quando mi riascolto a distanza di anni, penso di aver cantato abbastanza bene!

- Pochi giorni dopo il festival il suo mentore, Lucio Dalla, ci lascia. In che modo ha vissuto quel momento?

- È’ stato innanzitutto molto doloroso dal punto di vista umano. Nei mesi antecedenti al festival e in cui avevamo lavorato gomito a gomito sul mio terzo album, il nostro rapporto da che era semplicemente una collaborazione artistica e lavorativa, si era evoluta e ampliata in una vera e propria amicizia, fatta di stima ed affetto reciproci.

Avevo anche dormito a casa sua in qualche occasione, quando magari ero troppo stanco per guidare da Bologna fino a Scandiano, dove vivevo in quel periodo. E poi ovviamente la perdita così brusca si ripercosse molto sul mio progetto, ed infatti tutto il lavoro su "Nanì e altri racconti..." risentì della perdita del suo "regista", per così dire. Mi ci volle un po' per ricominciare ad avere entusiasmo per il mio lavoro ma poi mi dissi che dovevo portare Nanì con gioia in giro per l'Italia, e lo dovevo oltre che a me stesso anche per Lucio, che per primo aveva creduto in quel disco e nelle mie canzoni.

- Negli ultimi anni ha deciso di non pubblicare album. Trovata pubblicitaria o aveva bisogno di tempo per partorire nuove canzoni di qualità?

- Al massimo la trovata pubblicitaria sarebbe stata continuare a pubblicarne a prescindere, o dire al mondo che mi sarei ritirato, salvo poi ritornare.

La verità è che avevo tre dischi a stretto giro, senza contare progetti paralleli, tournée, tv e chi più ne ha più ne metta; avevo voglia di godermi quanto di buono avevo fatto fin lì, metabolizzarlo, riassaporare piaceri quotidiani della vita, ricaricare la penna di nuovo inchiostro. A poco a poco mi sono rimesso a scrivere, ho trovato nuova linfa, ho anche pubblicato un paio di singoli "propedeutici", sono tornato in tour dopo tre anni e adesso che ho finalmente pronto un disco di cui sono contento, mi sento pronto a pubblicare nuovamente!

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