Tratta da un testo omonimo dello scrittore agrigentino Andrea Camilleri la nuova intrapresa Rai - "La mossa del cavallo, C'era una volta Vigata" - ha fatto il pieno di audience in maniera alquanto naturale. Ma la creatura di Camilleri - alla sceneggiatura con i fidi e validi Leonardo Marini e Francesco Bruni - con la regia di Gianluca Maria Tavarelli - reduce dal successo dell'anno scorso di "Maltese" - è qualcosa di più e di diverso rispetto ad un Montalbano ante litteram. Ma in primis la trama: Giovanni Bovara (Michele Riondino, ottimo) è un burocrate piemontese - con ascendenze siciliane - che viene mandato a Vigata per fungere come esattore della famigerata tassa del macinato (siamo nel 1877).

Nel paesino siciliano trova un sistema di potere che sia nell'intendenza ai mulini - con osservatori corrotti - , sia nel tessuto sociale, presenta delle storture secolari. Il parrino padre Carnazza (Antonio Pandolfo) mercé dei giochi erotici accoglie nella canonica la padrona di casa di Bovara, Tirisina Cicero (Ester Pantano), vedova e bottana. In paese comanda Don Cocò Afflitto (Maurizio Puglisi) che ha il suo braccio giuridico nell'avvocato Fasulo (Filippo Luna) e tra i suoi sgherri anche il capitano di polizia Lo Stracco (Giuseppe Lanino). Memè Moro, un possidente cusino di Padre Carnazza, perde un suo fondo in una causa con il parrino e poi viene trovato ucciso dallo stesso Bovara che per un gioco dialettico e di trasferimento di cadavere viene ingiustamente incolpato.

Bovara uscirà da questo busillisi cataminandosi buono.

E soprattutto riportando alla memoria la sua origine vigatese. Ritornando alla questione Montalbano sì, Montalbano no, c'è da dire che pur essendo presenti nella narrazione dei rimandi territoriali alla vicenda del commissario interpretato dall'ottimo Luca Zingaretti, "La mossa del cavallo" è tutt'altro rispetto al giallo più famoso d'Italia. Nella tradizione letteraria siciliana c'è un genere narrativo chiamato "cronachetta storica" che fu visitato soprattutto dal grande uomo di Recalbuto, Leonardo Sciascia. E' a questa tradizione che si ispira Andrea Camilleri - grande uomo di teatro e televisione - ma soprattutto fine letterato ed amante della corda pazza e civile di Sciascia. Consigliamo a chi se l'è perso di vedere su Raiplay "La mossa del cavallo", ma soprattutto di leggerlo nell'edizione Sellerio per apprezzarne anche i vari registri dialettali recepiti.