Seconda e ultima almeno per ora puntata inedita dell'immensa saga del Commissario Montalbano - arrivata a 30 episodi - andata in onda ieri sera su Rai Uno, "Come voleva la prassi" con un bel lavoro di copia incolla degli sceneggiatori salvatore De Mola e Francesco Bruni e Leonardo Marini con tre racconti del nostro Maestro Andrea Camilleri tratti da "Morte in mare aperto ed altre indagini del Commissario Montalbano", "Gli arancini", "Un mese con Montalbano". Dipollina, nella sua rubrica su la Repubblica, "Canal Grande", dice che solo "Montalbano" può permettersi la lentezza e che oramai questa sola Fiction è fatta dall'intensità degli sguardi più che dalle parole.

Può essere vero, ma c'è qualche cosa in più che spiega questo diuturno successo. Andrea Camilleri ha già rappresentato un caso letterario che non ha eguali nel nostro paese: è l'inventore di una lingua ed incredibilmente è letto al Nord come al Sud.

Su questo successo letterario - in Italia quasi impossibile - si è innescato quello della fiction che ha avuto il merito di scegliere un Montalbano in Luca Zingaretti diverso dal personaggio di carta: ma la scelta è stata fatta dallo stesso Camilleri e quindi c'è stata un'interpretazione autentica dello stesso autore, un placet da parte di un grosso personaggio anche della Tv di Stato. Tutti gli altri attori - da Bocci, a Russo, a Mazzotta etc.. - sono anch'essi indovinatissimi. Così come le musiche di Piersanti.

Per la fotografia della Sicilia orientale vale la sentenza di Vittorio De Sica su Napoli: la migliore al mondo. Dov'è allora il successo anche dell'ottima regia di Sironi? Montalbano rappresenta un po' tutti noi che crediamo alla democrazia e pensiamo che una legalità umana sia un valore, ma che ci scontriamo sulla "prassi" di un burocrazia e di un malaffare che fermano lo sviluppo ed il futuro.

Montalbano invece ha capito che "non basta essere viventi ma bisogna comprendere per essere realmente umani" . Lunga vita al mondo di Vigata ed alle passiate sulla rena.

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