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Quando Scampia fa rima con Golia, sperare in un cambiamento diventa possibile, persino in quelle realtà che faticano a sopravvivere, dovendosi destreggiare tra difficoltà burocratiche, socioculturali ed economiche. Già due anni fa, l’inviato de “Le Iene” [VIDEO] si era occupato dei problemi relativi alla complicata situazione del quartiere alla periferia di Napoli, in particolare alla questione relativa al “clan” Maddaloni. Un clan gestito da un maestro di judo che è riuscito a fare dello sport un’ancora di salvezza per gli abitanti della zona. E Golia è intervenuto ancora, a sostegno di una causa indiscutibilmente giusta e meritevole della collaborazione di chi, attraverso l’impegno politico e il senso civico, può e deve farsi carico di una responsabilità dovuta.

‘Sono finiti i soldi e ci tocca chiudere’

Chiudere la palestra di Gianni Maddaloni, a Scampia, significa chiudere la porta a centinaia di ragazzi (seicento, allo stato attuale) che lottano tenacemente contro una dimensione pericolosamente attraente, a cui non è difficile cedere quando si respira una realtà intrisa di illegalità [VIDEO], sia che la si viva in prima persona, sia che la si sfiori appena. Significa chiudere la possibilità a questi ragazzi di provare ad ignorare la tentazione della droga, della criminalità, della delinquenza, a portata di mano di chi non conosce molto altro, essendo figli di detenuti, inclini a loro volta a diventarlo. Se non fosse appunto per un maestro di judo, considerato piuttosto un papà per i suoi allievi, il quale, provenendo da una condizione analoga, ha avuto il coraggio e l’intelligenza di affrontare in prima persona questa condizione, realizzando la “palestra della speranza”, in cui seicento iscritti, tra figli di carcerati e figli di poliziotti, si incontrano, accomunati dalla passione per le arti marziali.

Al di là del valore terapeutico e catartico dello sport in sé, è il tempo trascorso a dedicarsi ad “altro” il vero aspetto salvifico. Ciò non impedisce però un meritato riconoscimento alla struttura sportiva. Tra i suoi atleti, infatti, c’è chi è arrivato alle Olimpiadi di Sidney ed è pronto a ripresentarsi a quelle di Tokyo tra un paio d’anni. Atleti validi, dunque, talenti veri, ma senza un soldo. E cos’altro potrebbe il maestro Maddaloni se non fare appello al buon cuore di chi vuole continuare a credere nel valore di questa grande risorsa?

A conti fatti, chi può aiutare concretamente il ‘clan’ Maddaloni?

Una grande squadra di oltre seicento iscritti, per una quota simbolica di 20 euro che solo in 150 riescono a pagare regolarmente, rendendo impossibile la sopravvivenza di una struttura che richiede manutenzione, utenze, consumi e tasse varie. “Abbiamo trasformato una palestra del Comune in un bene comune”, ha spiegato il maestro a Giulio Golia. “Adesso mi ritrovo con le casse vuote e tante bollette da pagare.

In più il Comune ci mette del suo”. E non è difficile risalire alle spese che comporta una palestra: “Ogni anno ci costa 70mila euro, dalle iscrizioni riusciamo a racimolare al massimo 32mila euro. Il Comune ci chiede 1.755 euro al mese che da circa un anno non riusciamo più a pagare”.

Si fa imminente, dunque, il rischio che la palestra chiuda e porti via con sé quella luce di speranza e legalità che aveva attirato e strappato tanti giovani alle baby gang e alla vita di strada. Maddaloni ha anche chiesto al sindaco di “fare conto che questa sia una palestra col bollino blu in cui tutti possono venire gratuitamente” Ma, al momento, la sua proposta è stata respinta. L’appello lanciato congiuntamente da Giulio Golia e dal maestro Maddaloni è assolutamente condivisibile: chiunque volesse iscriversi alla palestra, come ha fatto la stessa “Iena”, può farlo, rivolgendosi a questo indirizzo: giannimaddaloni@ live.it.