La pioggia battente non ha fermato migliaia di persone che ieri dalle ore 15 si sono ritrovate all'esterno della basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma per aspettare l'arrivo di papa Francesco per il suo primo incontro con migliaia di poveri, senza fissa dimora, bambini, famiglie, disabili, profughi, rom e sinti, anziani ed emigrati della comunità di sant'Egidio. L'attesa, terminata due ore più tardi, è stata scandita dal racconto delle testimonianze di religiosi e laici con un particolare rilievo al rapporto dell'associazione con gli ultimi tre papi; il tutto corredato da canti e balli festosi.
Il pontefice, come da abitudine, ha salutato i fedeli e ha percorso un breve tratto a piedi senza ombrello e poco prima di entrare nella basilica ha ricevuto una papalina da un bambino e in cambio gli ha donato la sua ma anche, da un fedele, una bevanda sudamericana che non sembra avere gradito totalmente. Papa Francesco ha incontrato in chiesa il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici che gli ha consegnato una lettera di invito alla sinagoga e lui ha promesso di pregare per i tre israeliani catturati in Cisgiordania.
Il presidente della comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi ha tenuto il discorso di saluto al pontefice ricordando come nel 1968 molti giovani hanno incontrato il vangelo e "l'incontro dei poveri è ancora il loro sogno".
Esso in particolare consiste nel cambiare il mondo partendo dalle periferie perché qui vive Gesù ma per raggiungere tale obiettivo è necessario cambiare se stessi. Egli ha spiegato che la società può essere migliorata non mediante una nuova ideologia ma tramite gli insegnamenti di vita delle persone indigenti. L'arcivescovo siro ortodosso di Damasco Jean Kawak ha ricordato la profonda sofferenza del popolo siriano soffermandosi sulle drammatiche condizioni umanitarie (in particolare quelle nella città di Aleppo) e ha sottolineato come i residenti siano "prigionieri del male" insieme alle molte persone rapite in quella zona tra cui padre Paolo Dall'Oglio. Il presule ha poi invitato tutti a non perdere la speranza e a pregare per la pace come quando, a settembre dello scorso anno, la giornata di preghiera e digiuno proclamata da papa Francesco ha sensibilizzato le coscienze evitando l'intervento militare occidentale in Siria che avrebbe potuto avere pericolosissime implicazioni regionali e mondiali.
Il pontefice ha preso la parola affermando che molte persone vorrebbero eliminare dal vocabolario il termine "solidarietà" e ha definito la cultura dello scarto di bambini, giovani e anziani come "una forma di eutanasia nascosta". Egli ha detto anche che per evitare il soffocamento dell'umanità è necessario che via sia nel mondo una maggiore preghiera e più dialogo il quale deve nascere "a partire dalla propria identità". Il santo padre ha invitato i membri della comunità sant'Egidio a curare i poveri e a sostenere l'amicizia tra le religioni tenendo viva la speranza della pace anche in mancanza di risultati rapidi.
Il papa si è congedato affermando che il suo lavoro "può essere insalubre" e di avere bisogno pertanto di "straordinari di preghiera".
L'affermazione in questione potrebbe fare pensare ad un annuncio velato di prossime dimissioni specialmente se consideriamo l'annullamento di alcuni suoi impegni, per "indisposizione", della settimana appena trascorsa e a quanto ha dichiarato nell'intervista al "Corriere della Sera" lo scorso 5 marzo cioè che Benedetto XVI forse non sarà l'ultimo pontefice emerito.