Alcune banche italiane, che nel periodo successivo al caso Lehman Brothers non ricevettero aiuti da parte dello Stato, oggi sono in sofferenza, ed entro breve tempo il #Governo potrebbe trovarsi a dover effettuare una scelta dolorosa. Le alternative sono due: far scattare il bail-in, con modalità aggressive, oppure tornare agli aiuti pubblici o para-pubblici, sotto forma di nazionalizzazione delle banche in crisi, o mediante altre scappatoie. In ogni caso, si preannunciano tempi duri.

Cosa succederebbe in caso di bail-in

Il temuto bail-in prevede che prima che le banche vadano in bancarotta, possano trasformare una parte del debito emesso in capitale, come è già accaduto in Olanda ed in Portogallo.

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In quel caso, gli investitori che sono in possesso di obbligazioni bancarie, si potrebbero ritrovare con in mano azioni di scarso valore, e niente bond. Sarebbe un colpo durissimo, che metterebbe a soqquadro l'economia del paese, se consideriamo gli effetti scaturiti dal crac di Banca Etruria, pur ritenuto "modesto".

L'ipotesi degli aiuti di Stato

L'altra opzione invece, sarebbe il ritorno agli aiuti di Stato, con denaro pubblico, mediante la nazionalizzazione degli istituti, o con altre forme di aiuto, come la creazione di un fondo, destinato alla ricapitalizzazione dell'intero compartimento bancario italiano, che in questi giorni si è dimostrato la pecora nera dei listini dell'Unione Europea.

Quali sono gli istituti a rischio

Dopo la mazzata successiva al brexit, con Piazza Affari che ha perduto il 12% in un solo giorno, il listino non si è ancora ripreso.

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Dopo timidi segnali di ripresa, è tornato in negativo, provocando un aumento dello spread, e la situazione, nei giorni scorsi, è peggiorata, con banche e titoli sospesi per eccesso di ribasso. Monte Paschi ha segnato la perdita maggiore, con il 13,34%, a seguire Mediobanca, con un calo del 12,77%, e Banca Intesa, che ha registrato una perdita del 10,92%. Perdite consistenti, ma non in "doppia cifra" anche per Unicredit, in calo dell'8,09%, Bpm 7,18% e Banco Popolare, con una perdita del 6,20%.

Il governo è intervenuto, per bocca del sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, smentendo seccamente che ci sia un "caso Italia", ed escludendo che possano esserci nazionalizzazioni, o aiuti pubblici di altra forma, in favore delle banche in difficoltà. Ma nelle banche, e tra gli investitori, il clima è tutt'altro che sereno e disteso. #Crisi economica