Fonti dell'amministrazione Usa hanno rivelato all'Abc l'intenzione del presidente #Barack Obama di recarsi a Cuba entro la fine di marzo. I dettagli di questa decisione verranno resi noti nella giornata odierna. La storica iniziativa del presidente Obama rientra nell'ambito di una serie di tappe in America Latina e del processo di riavvicinamento iniziato 14 mesi fa. Un primo contatto tra Obama e Raul Castro si ebbe a Pretoria, a margine del memorial per Nelson Mandela, cui seguì la riapertura delle rispettive ambasciate. Di pochi giorni fa, invece, la notizia del ripristino dei voli commerciali tra Usa e Cuba. Erano oramai quasi 90 anni che un presidente Usa in carica non si recava a Cuba.

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L'ultimo fu Calvin Coolidge che, nel gennaio 1928, si recò a L'Avana per partecipare alla sesta conferenza degli stati americani. Fu ricevuto dall'allora presidente cubano Gerardo Machado, che sarebbe poi stato esiliato nel 1933.

Lo zampino di Papa Francesco

Il viaggio di Obama a Cuba rappresenta il culmine di quel processo di reintegrazione diplomatica tra i due paesi. Processo in cui, secondo Raul Castro e Obama, ha svolto un ruolo fondamentale #Papa Francesco. I rapporti tra Usa e Cuba si incrinarono nel 1959, a seguito della rivoluzione castrista e degenerarono il giorno dopo che Fidel Castro proclamò Cuba stato socialista. Kennedy diede quindi il via all'operazione Zapata, il 17 aprile 1961. Questa operazione, elaborata sulla scia del "programma per un'operazione segreta contro il regime di Castro" dell'amministrazione Eisenhower, prevedeva l'ingresso di truppe americane su territorio cubano.

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Fu sostanzialmente un fallimento: 1189 controrivoluzionari vennero arrestati, processati, salvo poi essere liberati 20 mesi dopo, a fronte di 53 milioni di dollari di riscatto. Kennedy varò quindi il proclama 3447, che sanciva l'embargo nei confronti di Cuba. Nonostante non si trattasse di un'effettiva guerra armata, molti analisti indicarono l'embargo come il culmine del conflitto Usa-Cuba e videro in esso le caratteristiche di una guerra sul piano economico, legale e diplomatico delle relazioni.

Ovviamente  la decisione di Obama, in periodo di campagna elettorale, ha incontrato forti critiche, soprattutto tra le fila dei Repubblicani. Immediate quindi le reazioni di due candidati repubblicani alla Casa Bianca, entrambi di origine cubana, Marco Rubio e Ted Cruz. Per Rubio, senatore della Florida, i cui nonni emigrarono da Cuba durante la dittatura di Batista, "La visita di Obama è assurda. Se io fossi presidente, non prenderei in considerazione un viaggio del genere, se non in circostanze molto particolari.

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Non andrei mai finchè Cuba non è libera. E un anno e due mesi dopo le aperture all'isola di Cuba - denuncia Rubio - il governo cubano resta repressivo come sempre. Una dittatura". Più laconico Ted Cruz: "Andare a Cuba finchè Castro è al potere è un errore. Sono rattristato, non sorpreso".

Risulta evidente la forza " elettorale" intrinseca nell'azione di Obama, anche a fronte di diversi sondaggi che vedrebbero moltissimi cittadini Usa favorevoli al riavvicinamento istituzionale e commerciale tra Cuba ed Usa. Obama conferma così la vocazione personalistica del suo mandato. Ogni singola tappa del "disgelo" è stata voluta ed affrontata dal presidente in prima persona, contemplando anche una buona probabilità di rischiare il fallimento. Obama ci ha messo la faccia, oltre che le sue capacità politiche. Ora più che mai ha agito da democratico, temendo forse che l'attenzione si spostasse eccessivamente sui più "esplosivi" e mediatici candidati repubblicani (su tutti Rubio e Trump) a differenza dei democratici Sanders e Clinton. Tempismo perfetto, quindi, anche nel ricordare a tutti che fino alle prossime presidenziali, il presidente in carica resta lui. #Esteri