Domenica 17 aprile i cittadini sono chiamati alle urne per quello che è stato ribattezzato il referendum sulle trivelle. Diamo qualche informazione utile, come gli orari di apertura e chiusura dei seggi, e vediamo per cosa si vota nel concreto, andando a delineare gli scenari futuri nel caso vinca il sì oppure il no. Prima di fare ciò ripercorriamo la storia di questo referendum abrogativo.

Iniziativa di 9 regioni

Il referendum sulle trivelle del 17 aprile è, per certi versi, un appuntamento storico. Si tratta infatti della prima consultazione referendaria indetta da almeno cinque consigli regionali. In Italia, tutti i 66 referendum che hanno avuto luogo sinora, erano stati indetti tramite la raccolta delle firme di almeno 500.000 aventi diritto al voto, vale a dire l'altra tipologia attraverso la quale, secondo l'ordinamento della Repubblica Italiana, è possibile organizzare una chiamata alle urne di questo tipo.

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Le nove regioni che hanno indetto l'appuntamento di domenica sono Puglia, Veneto, Calabria, Molise, Sardegna, Marche, Basilicata, Liguria e Campania. Questo non vuol dire che il 17 aprile si voterà solo in queste nove regioni. A differenza di quanto detto da alcuni organi d'informazione negli ultimi tempi, sono chiamati al voto tutti i cittadini italiani.

Per cosa si vota

Vediamo per cosa si voterà domenica 17 aprile. Agli italiani viene chiesto se intendono abrogare, dall'articolo 6 comma 17 del decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006, la frase "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale". Qualora vincesse il sì, le attuali concessioni per l'estrazione di gas e petrolio entro le dodici miglia dalla costa non sarebbero prorogate automaticamente alla scadenza, cosa che avverrebbe con la vittoria del no.

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Il testo attuale, infatti, prevede la chiusura delle piattaforme di estrazione solo al termine del periodo di vita utile dei giacimenti. I sostenitori del sì pongono l'accento sul rischio di incidenti e affermano che anche le operazioni di routine provocano un danno ambientale notevole, con studi che dimostrano che due terzi delle piattaforme rilasciano sedimenti che fanno sì che ci sia la presenza di varie sostanze pericolose per valori superiori ai limiti imposti dalle norme comunitarie. Sostengono inoltre che le piattaforme in questione coprono appena l'1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas. Le motivazioni del sì vanno ricondotte anche al piano economico, con le compagnie interessate che sono obbligate a versare allo Stato appena il 7% del valore del petrolio e il 10 del valore del gas. Tutto il resto può essere venduto altrove. Chi è favorevole al no si concentra soprattutto sull'estrazione di gas, ritenuta altamente sicura e vantaggiosa per il ripopolamento della fauna ittica.

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Si sostiene inoltre che i danni di una vittoria del sì sarebbero notevoli dal punto di vista economico, dato che le compagnie, attualmente, versano allo Stato oltre un miliardo di euro. Tutto questo senza considerare la perdita del lavoro per circa 10.000 persone.

Orari dei seggi

Chiudiamo con gli orari di apertura e chiusura dei seggi. Le urne apriranno alle 7 per chiudere alle 23 di domenica 17 aprile. Affinché il referendum sia valido, bisogna raggiungere il quorum. La percentuale dei votanti non deve dunque essere inferiore al 50%. #Tutela ambientale