Un incontro durato circa 90 minuti quello tra il presidente uscente, Barack #Obama e il neo-presidente eletto, Donald J. Trump. Durante la conferenza stampa hanno definito il loro colloquio “piacevole” e “amichevole”, ma i loro gesti, le loro espressioni e la loro postura hanno rivelato molto di più e tutto il contrario. Esiste un branca in psicologia specializzata in comunicazione-non-verbale e nota fin dagli anni '70 grazie agli studi dello psicologo americano Ekman. Questi studi hanno dimostrato l’universalità di gesti ed espressioni che rivelano cosa le nostre parole non dicono.

Un'esperta della materia, la dott.ssa Patti Wood, intervistata dal Daily Mail, ha spiegato attraverso un’accurata analisi, cosa non è stato realmente detto dell’incontro Obama-Trump durante la conferenza stampa.

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Secondo l’esperta, le espressioni del viso dei due leaders hanno dimostrato fastidio e disgusto da parte di Obama e reticenza e desiderio di non mostrarsi apertamente da parte di Trump. Il sorriso a labbra strette e le labbra contratte di Obama rivelerebbero quindi la necessità di voler apparire cortese, pur vivendo una situazione di stress o di preoccupazione, uno stato di tensione e disapprovazione.

Lo sguardo rivolto verso il basso di Trump, invece, dimostrerebbe uno stato emotivo complessivamente esitante, serio e timoroso. Inoltre Obama, secondo la Wood, ha serrato più volte gli occhi durante la conferenza stampa, soprattutto parlando del fatto di sentirsi incoraggiato dalla collaborazione di Trump: questo gesto significherebbe che in realtà Obama non si sente affatto incoraggiato dall'atteggiamento del futuro presidente.

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Se osserviamo poi la postura, due elementi sono davvero interessanti: le gambe e le mani dei due presidenti. Entrambi sono seduti con le ginocchia divaricate, gesto con il quale mostrano il desiderio di imporre la propria "posizione alpha", la loro mascolinità. Ma se si osserva attentamente si può notare una maggiore apertura nelle gambe di Obama così come nell’apertura delle sue braccia e mani, come se il presidente volesse affermare la sua autorità. Al contrario, Trump appare più remissivo, come se subisse temporaneamente l’autorità del presidente uscente. La dott.ssa Patti Wood ha definito la posizione delle mani di Trump "in preghiera verso il basso", una gestualità incerta, di chiusura, come se avesse bisogno di darsi conforto, toccandosi una mano con l'altra, come se volesse contenersi e sopportare un profondo disagio momentaneo. #Elezioni USA #Donald Trump