Mark Zuckerberg, inventore di #facebook e Carlo Petrini, animatore di Slow Food hanno fatto scuola in un mondo 2.0. Tutto è sempre più caotico e fast, ma anche più familiare con il comodo Internet delle cose nell'economia domestica. A livello globale, poi, è partita la corsa alle risorse illimitate di Marte per superare la #Crisi economica mondiale.

Così anche a Torino la tecnologia digitale sta vincendo la diffidenza di lavoratori manuali e intellettuali. Però si chiede più tutela sul nuovo sistema economico e comunicativo on line e nuove garanzie per la cyber security dei dati sensibili. A Milano e a Torino, per esempio, il mese scorso i rider dell'azienda tedesca Foodora, che portano il cibo a casa, sono scesi in piazza per la magra retribuzione.

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Dall'economia alla cultura

Allo stesso tempo gli studiosi protestano per la salvaguardia della privacy, mentre i ricercatori si preoccupano della cultura scritta e della purezza della lingua. Nel mirino ci sono i colossi della distribuzione on demand, gli hacker e la trascuratezza della digitailizzazione sui tablet.

Anche le aziende devono difendere i loro sistemi informatici. Per questo, accanto all’ecommerce di Facebook, partito disastrosamente per la richiesta di merci illegali, a Torino è nata un’ememory informatica, grazie a un ingegnere esperto di green economy. Significativo è che la piattaforma di Pietro Jarre sia stata presentata al centro culturale Polo 900 che preserva nei suoi archivi la memoria storica del Secolo breve.

La casa digitale dell'ingegner Jarre è blindata da lucchetti che preservano la proprietà intellettuale.

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È stata costruita con la collaborazione di giovani studenti. Come la casa futuribile al Politecnico di Torino, che ha lo scopo di evitare l'inquinamento. Di fronte al sovraffollamento di Internet, la piattaforma è gelosa custode del patrimonio di dati che si vuole tramandare agli utenti del futuro. In una sorta di testamento proprio come quello sui propri organi dopo la morte.

Possono accedervi soltanto persone responsabili, dal momento che la sua scheda madre, molto più che nei social, garantisce la privacy e seleziona gli interlocutori. È un vera e propria biblioteca digitale che aderisce alle norme Ue sulla sicurezza. Archivia foto e documenti sia scritti che orali. Chi è autorizzato ad entrarci può digitare memoir e saggi. Ma si può anche solo chattare, giocare, tenere un diario, scegliendo il destinatario con cui condividere i dati riservati..

Immagini in memoria

Un esperimento del genere ha avuto luogo con successo la primavera scorsa agli archivi della Bibliomediateca del Museo del Cinema con l'evento "Invasioni digitali".

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Segno di una maggior dimestichezza degli italiani nella ricerca informatica. Gli accessi a Internet sono ora maggiori tramite lo smartphone che dal pc. Ora si scrive lavorando, mangiando, passeggiando, guardando la tv.

Per rimanere nel campo cinematografico un regista originario di Matera, che risiede a Los Angeles, capitale del cinema nella Silicon Valley, ha visto la sua città natale entrare di prepotenza nella Google Map e ha girato un cyber western. Anche il Torino Film Festival, da venerdì 18 è dedicato al fenomeno punk e il film del lucano si può definire un’opera cyberpunk. I protagonisti non sono assalitori di diligenze, ma pirati del #Computer, come quelli russi a Windows.