Se il colonnello Kurtz,insanguinato e morente, del romanzo "Cuore di tenebra" o del film "Apocalypsenow", fosse vissuto negli anni zero in Campania, tra le province di Napoli eCaserta, non avrebbe cambiato di una virgola il suo urlo (sussurrato) didolore, pensiero portante sia della narrazione di Joseph Conrad sia del film diFrancis Ford Coppola: "L'orrore … l'orrore". La battuta potrebbe sembrare minimalista,viene ripetuto due volte un sostantivo maschile ma, in realtà, se provassimo adapplicarla al nostro contesto, potremmo intendere questa espressione come unalogica conseguenza di una premessa allucinante.

La logica conseguenza:le terre campane rigogliose e fertili, note per i frutti più prelibati epregiati al mondo, oggi vomitano raccolti tossici. Terra,depositaria di veleni e foriera di sventure, che dà da mangiare a un popolo disei milioni di abitanti, che lentamente si sta decimando a causa di patologietumorali e leucemie. I giornali e i mass-media parleranno di una situazionealla stregua della peste del 1656, che ridusse gli abitanti del Regno di Napolida 450000 a 250000 unità. Una mortalità che sfiora il 60%, per gli abitantidella cosiddetta "Terra dei fuochi" (dal titolo di un capitolo del libro diRoberto Saviano "Gomorra", dedicato all'eccidio che si sta consumando ai dannidel territorio compreso tra le province a nord di Napoli e a sud di Caserta edei suoi abitanti, altresì denominato "Triangolo della morte, poiché compresoin un immaginario triangolo tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano).

La "premessa", l'iniziodella fine, come ci spiega il giornalista/blogger Alessandro Iacuelli, risaleal 1989, "annus mirabilis" per i tedeschi e tutti quelli che auspicavano lacaduta del Muro di Berlino ma "horribilis" per la Campania e i suoi cittadini.Iacuelli asserisce che tutto sia partito durante quella maledetta annata, aVillaricca, piccolo comune a nord di Napoli attiguo a Giugliano, presso ilristorante "La Lanterna", dove fu organizzata unacena per decretare la condanna a morte di ignari cittadini.

Un infaustobanchetto, "(…) dove parteciparono politici, camorristi, massoni eimprenditori; dove fu deciso, in modo organizzato scientificamente, didestinare la Campania al deposito fuorilegge delle scorie tossiche d'Italia". Tuttiprovenienti da mondi diversi ma gravitanti attorno a un interesse comune: irifiuti tossici e come il loro traffico e smaltimento potessero fruttare denaroe convenienza politica a discapito della terra che gli antichi romani, per lasua fertilità, definivano "Campania Felix", ridotta alla fine del ventesimosecolo a pattumiera d'Italia.

Tra i lupi di questa terribile fabula sono staterintracciate figure di spicco del clan dei Casalesi come Gaetano Cerci,Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone detto "Sandokan", esponenti dellamassoneria come Ferdinando Cannavale nonché amico di politici locali enazionali ma, soprattutto, Licio Gelli, capo della famigerata loggia massonicaP2. Gelli, che nella sua organizzazione criminale ed "eversiva", come fudefinita dalla Commissione Parlamentare d'inchiesta Anselmi nel 1982, contavaoltre 2000 iscritti, era uno strumento indispensabile per l'accordo poiché inpossesso di una fitta rete di contatti con gli imprenditori del norddell'Italia, quelli che avrebbero fornito scarti industriali, liquami tossici,pellame, materiali plastici e ogni sorta di "chincaglieria" immonda da smaltire"low cost".

Secondo un rapporto stilato da Legambiente il 18 settembre 2013,infatti, smaltire in maniera lecita costava 300 lire del vecchio conio al kg incaso di rifiuti urbani, fino a 1200 lire se si fosse trattato di rifiutispeciali. La ditta del clan, invece, si faceva pagare tra le 120 e le 130 lireal kg per lo smaltimento degli scarti industriali, ancora meno del prezzo dapagare per gli "scarti della nonna". Colletti bianchi e boss pentiti hanno poiraccontato ai magistrati del business della monnezza,dichiarando: "Ma quali droga edestorsioni, la miniera d'oro sono i rifiuti!". I residui mortiferi dall'infernodelle aziende di metà Stivale e sversati illegalmente in Campania, infatti,hanno fruttato fior di quattrini, profitti utilizzati in parte per pagare gliaffiliati o gli stipendi che arrivavano fino a 400 milioni di vecchie lire almese, e in parte per comprare politici compiacenti in cambio delle necessarieautorizzazioni a scaricare rifiuti, anche provenienti da fuori regione, e peruna messa a tacere dei controlli pubblici.

Ma non è tutto: allo sversamento e all'interramentodi sostanze tossiche e persino radioattive, si accompagnano i famigerati "roghitossici". Nella "terra dei fuochi"l'aria, infatti, è "pesantissima", e questa non è una sinestesia, è la puraverità. Si dà fuoco a plastica, pneumatici, filtri dell'olio, bombolette divernice, scarti di lavorazione delle concerie. Solitamente i "piromani" sonozingari dei campi rom, che agiscono per conto di terzi in cambio di misere"mazzette" o per un tornaconto personale, bruciano un po' di pneumatici, la gommasi scioglie e resta l'intelaiatura d'acciaio, che i poveracci recuperano evendono come materiale ferroso.

Non c'è la camorra, o almeno non solo questa, agestire la situazione: c'è anche un capillare tessuto di cultura sociale edetica fortemente degradata.

Una diffusa evasione fiscale, ma anche ambientale. Lacamorra approfitta e cavalca. Ed anche in questo caso, non c'è tanto una regiaunica della criminalità organizzata, quanto piuttosto un "sistema"che funziona. Come spiega, infatti, Sergio Costa, comandante provinciale delCorpo forestale dello Stato di Napoli: "Se vengono accesi dieci roghi, siriesce a intervenire su due, tre, si riesce a indagare su uno o due, gli altriscappano di mano. Del resto come si potrebbe fare altrimenti? Mettendo unpoliziotto a ogni angolo?". Il punto è che "il legislatore dovrebbe darci unamano. Il delitto ambientale quasi non esiste, mentre ci occorrerebbero normespecifiche e inasprite. Se oggi prendo chi accende un rogo, la pena èpraticamente quasi solo contravvenzionale".

Poco o nulla a fronte, come sidiceva, di un business da giramenti di testa. "I casalesi quasi non trattanopiù droga, ma rifiuti". Perché il guadagno "è infinito" e soprattutto "clamorosamenteconveniente rispetto ai rischi che si corrono". Secondo il mio parere, inquesta storia, trovo alquanto tragicomico che i pentiti latori di morte edistruzione, nelle loro deposizioni comunque preziose per le condanne inflittenel maxiprocesso denominato "Spartacus", si siano assurti a vittime di un pianomalsano di cui si sono detti, in parte, inconsapevoli: erano sì interessati atirar su dei bei soldoni, ma non capivano che sarebbe stato versato tantosangue, sangue di concittadini, congiunti e persino affiliati.

Come dichiaròDario De Simone, uno dei capi dei Casalesi: "Il danno vero lo hanno fatto gliimprenditori alla fine degli anni'70, quando noi del clan eravamo dei poveriignoranti, lo ha fatto l'avvocato Chianese, l'avvocato Iossa, che ritiravano ilsiero dai caseifici e poi lo scaricavano nelle fogne". Ed è ciò che haconfermato recentemente, durante un'intervista shock rilasciata a SkyTG24, ilpentito Carmine Schiavone: con le sue dichiarazioni, infatti, aggiunge unulteriore tassello al macabro mosaico, parla di accordi tra lo Stato e laMafia, di un coinvolgimento dei Servizi Segreti e delle istituzioni, di comeabbia commissionato centinaia e centinaia di crimini, che non si fosse resoconto che il riprovevole operato della camorra stesse causando una veraecatombe, fino a quando "(…) ho iniziato a vedere la gente morire.

Uomini,donne ma soprattutto bambini, bambini anche di pochi mesi, pure mia moglie hail cancro" e che "è vero che noi abbiamo ucciso,ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabilidi me perché hanno permesso questo. Io ho sbagliato nella mia vita e ho cercatodi rimediare quando la mia coscienza si è ribellata a certi soprusi commessi daaltri. Tutti quanti hanno fatto facile carriera sulla mia pelle"; infine, come una moderna Cassandra, si faportavoce di un messaggio di sventura: "La mafia non sarà mai distruttaperché ci sono troppi interessi, sia a livello economico sia a livelloelettorale.

L'organizzazione mafiosa non morirà mai". Come si può speraredi estirpare il male dalle nostre vite quando si è completamente soli e inermi,quando chi dovrebbe proteggerci e tutelarci si schiera dalla parte dei "cattivi"?

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