La seconda parte dell'intervista di Max Ulivieri - E i disabili psichici? Non è più complicato approcciarsi a una persona con una sintomatologia psicotica? «L'assistente sessuale è diretto anche a loro. E credo che con loro, forse, sia quasi più facile. La gente commette l'errore di credere che la propria visione del sesso sia quella universalmente riconosciuta e condivisa. Ci sono tanti modi di vivere la sessualità, e anche l'autistico ne ha una».

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Mi racconta alcuni aneddoti legati a esperienze realmente vissute da chi, volontariamente, ha provato a garantire il diritto al piacere ai disabili. «Alcuni, ad esempio, vogliono solamente un abbraccio, adorano passare ore abbracciati al corpo nudo di una donna. Un ragazzo down, invece, si eccitava quando, disteso sul letto, veniva semplicemente coperto e scoperto dal lenzuolo. Solo questo. Un lenzuolo che lo copriva e lo scopriva, e gli bastava per raggiungere l'orgasmo.

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Ma l'assistente preposto ci è arrivato grazie a prove ed errori. Diversi tentativi che l'hanno portato a scoprire che cosa piacesse a questo ragazzo. Un'assistente, una mia cara amica, che fa parte del comitato, (Max, insieme alla moglie e ad altri volontari, un anno fa ha costituito il primo "Comitato promotore per la realizzazione ed il sostegno di una iniziativa di legge popolare per l'assistenza sessuale alle persone con disabilità"), è stata, invece, giudicata dallo stesso ragazzo che aveva fruito del servizio, si è sentita come relegata in una categoria di "persone indegne", persino da chi aveva accettato il suo aiuto».

Quando si affrontano questioni controverse come il sesso, è facile lasciarsi andare al giudizio morale, soprattutto se il tema è legato alla malattia. Molti italiani storcono il naso, pongono domande quali: "E dove sarebbe la differenza con la prostituzione?" oppure "Con tutti i problemi che ha questo Paese, dobbiamo pensare a queste cose? Al sesso per i disabili?". Come se questi ultimi non fossero soggetti di desiderio.

Una visione anacronistica, se si pensa che risale alla fine dell'800 l'inizio di una vasta produzione letteraria e psicoanalitica che pone l'accento sull'individualità etica e sulla sua formazione, strettamente correlate all'uso dei piaceri e all'appropriazione di un'identità sessuale, quali strumenti di consapevolezza per acquisire il pieno dominio su di sé. Ed è tutt'altro che "immorale".

Max la fa molto più facile.

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«Mi sembra inutile sottolineare quanto sia importante per ciascuno di noi vivere la propria sessualità. Non a caso, quando incontriamo una persona piuttosto acida o nervosa, ci chiediamo da quanto tempo non scopi. Voglio che anche i disabili possano accedere alla tenerezza, all'affetto e, non in ultimo, al piacere. Non tutti gli italiani sono d'accordo? Che posso farci, essere intelligenti non è appannaggio di tutti».

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Ed è altrettanto diretto e conciso nel parlare del ragazzo down che ha giudicato la sua amica. «Ti dico solamente che i disabili sono dei gran rompicoglioni. Neanche a loro va bene niente. Non li tocchi? "Mi sento solo e rifiutato, nessuno vuole abbracciarmi". Li abbracci? "Mi ha abbracciato e basta, suscito solo pietà". Tenti un approccio sessuale? "È una poco di buono". Capisci che voglio dire?»

Sì, Max, fin troppo bene. Le cose vanno come predetto nella favola di Esopo, Il contadino, il figlio e l'asino.

Mi colpisce la sua schiettezza. «Già, mia moglie dice che devo fare il "ministro delle semplificazioni"». Be', in un paese dalle alleanze ballerine e che ha avuto una"trilogia del governo non eletto" in soli tre anni, un ministro del genere sarebbe l'ideale. Mentre aspetta che lo eleggano ministro, di che cosa si occupa, intanto, Max? «Sono un web designer, realizzo siti internet per privati e aziende. Ho creato un portale, si chiama diversamenteagibile.it, in cui promuovo un turismo accessibile a tutti, raccogliendo le esperienze di viaggio dei disabili e fornendo consigli e informazioni. Guadagno grazie agli sponsor. Poi curo la pagina del comitato di cui faccio parte, assistenzasessuale.it e ne ho aperta un'altra, loveability.it, in cui si raccontano le storie di amori senza barriere e dove c'è uno spazio riservato ai disabili single che vogliono fare nuove conoscenze e raccontarsi. Ho anche un blog su Il Fatto Quotidiano». Impegnato, non c'è che dire. E l'amour? «Sono sposato con Enza da cinque anni, viviamo insieme a Bologna. Lei viene dalla Sicilia, ci siamo conosciuti su internet. Commentava il mio blog, abbiamo iniziato a scriverci. Le ho raccontato di tutto. È salita dalla Sicilia per conoscermi, ed è stato amore a prima vista. Dopo sei mesi ci siamo sposati, bum!». Prima di trasferirsi nel capoluogo emiliano, Max ha vissuto a Campiglia Marittima, nella provincia livornese. 13320 abitanti.«Il paese non è una terra per disabili. La gente mi fissava, a volte con sguardi pieni di pietà, altre volte mi sorridevano. Perché mi sorridevano? Si comportavano come se guardassero un bambino. I bambini, poi, mi guardavano come se fossi E.T. Io, poi, odio le persone che mi danno dei colpetti sulla testa, come si fa ai bambini, che dovrebbero equivalere a delle pacche sulle spalle. A Bologna le cose sono un po' migliorate: di Bologna amo i portici, li trovo fighissimi, ti senti protetto, riparato, specialmente quando piove. Però episodi anomali capitano anche qui. Quando la gente mi vede passeggiare con mia moglie, dà per scontato che sia la mia assistente. Se ci baciamo, bisbigliano: "Ah, l'assistente lo sta baciando". Quel contatto intimo non cambia la loro visione. Se andiamo a fare spese, la commessa parla solo con mia moglie. Danno per scontato che la mia disabilità fisica comporti anche una disabilità cognitiva. Allora provo a creare io un contatto. Un giorno, ad esempio, chiesi un'informazione a due ragazze sull'apertura di un negozio. Loro mi guardarono, fecero una faccia così (simula il tipico sguardo spaventato di chi viene colto alle spalle) e scapparono via. Chiedo "Scusi, mi può indicare via Indipendenza? E girano lo sguardo dall'altra parte. Quando sono andato a Parigi, o a Londra, nessuno mi guardava. Mi mischiavo tra la folla. Ah, poi sono interessanti i commenti su mia moglie. Dicono "ma com'è bella", "ah però tua moglie è una bella donna". Restano stupiti. Ma perché mi dovrei accontentare?».
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