Dopo le potenti scosse di terremoto di 6,3 gradi di magnitudo avvenute ieri pomeriggio nelle vicinanze di Argostoli (Cefalonia - Grecia) e avvertite anche in alcune regioni meridionali dell'Italia come Basilicata, Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha segnalato altri terremoti avvenuti nel Bel Paese, di lieve maturazione.

La più colpita sembra essere nuovamente la zona della provincia di Perugia (Umbria), in cui da tempo si consuma una catena sismica che non vuole arrestarsi: data la scarsa intensità delle scosse, ovvero tra i 0,5 e 1,4 gradi di magnitudo, la preoccupazione è stata quasi ignorata ma i comuni di Gubbio, Pietralunga, Cantiano, Apecchio e Montone continuano ad aver paura, soprattutto perché si sta per avvicinare anche il grande freddo con bufere di vento, mareggiate e neve.

Intanto, la preoccupazione aumenta sull'isola greca, dove si pensa che il sisma di ieri possa essere solo l'inizio di una lunga serie di scosse molto forti: si sono infatti registrati in queste ultime ore altri cinque episodi da 4.4, 4.2, 3.9, 3.7 e 4.1 gradi della scala Richter e la dichiarazione dello stato di emergenza sembra essere imminente, anche perché tali scosse sono state avvertite anche in Albania, Montenegro e Bulgaria e gran parte dell'isola è rimasta senza elettricità.

Il timore è dato anche dal fatto che la situazione ha riportato alla memoria il sisma del 1953 di magnitudo 7.2, quando persero la vita centinaia di persone.