La prima stagione di Juan Ayuso con la maglia della Lidl-Trek non è andata secondo i piani. Arrivato con grandi aspettative dopo l'addio alla UAE Team Emirates-XRG, il ventiquattrenne talento spagnolo ha vissuto un 2026 caratterizzato da alti e bassi, lasciando il suo staff tecnico alla ricerca di risposte in vista del futuro.
A fare il punto sulla situazione è stato il suo preparatore e allenatore Aritz Arberas, che in un'intervista al giornalista spagnolo Daniel Arribas ha espresso apertamente tutta la sua preoccupazione e perplessità di fronte al netto contrasto tra le prestazioni eccellenti in allenamento e i risultati ottenuti in gara.
"I dati dicono una cosa, le gare un'altra"
"Sta succedendo qualcosa, è chiaro. Qualcosa non va, perché quello che vediamo non è normale," ha ammesso Arberas. "I dati verificabili che abbiamo dall'allenamento non corrispondono a quello che poi vediamo in corsa. Le sessioni sono andate benissimo: Juan ha fatto enormi sacrifici, si è impegnato al massimo con ritiri in altura ed esercitazioni specifiche. Poi però arriva alle gare e le cose non vanno come dovrebbero. Le sue prestazioni non sono quelle che ci si aspetterebbe da un corridore del suo livello."
Eppure l'inizio di stagione di Ayuso faceva presagire ben altro: lo spagnolo si era imposto con autorità alla Volta ao Algarve, precedendo corridori del calibro di Paul Seixas e João Almeida.
Da lì in poi, però, una serie di sfortune ne ha compromesso il prosieguo: una caduta mentre era al comando della Parigi-Nizza ne ha arrestato la continuità, mentre problemi di salute e influenza lo hanno limitato sia all'Itzulia che al Critérium du Dauphiné (chiuso comunque al terzo posto).
Al Tour de France, il nativo di Barcellona ha concluso in settima posizione finale — dietro anche al compagno di squadra Mattias Skjelmose —, lontano dalle ambizioni del podio con cui si era presentato ai nastri di partenza.
Senso di responsabilità verso la squadra: la scelta di correre in Cina
Nel tentativo di chiudere l'anno con una nota positiva e ripagare la fiducia della Lidl-Trek (con cui ha stipulato un contratto a lungo termine fino al 2030), è stato lo stesso Juan Ayuso a chiedere alla squadra di prolungare la stagione partecipando al Tour del Guangxi.
In Cina ha conquistato un sesto posto finale, faticando nell'ultimo e decisivo arrivo in salita.
"È stato lui a chiedere di andare in Cina," ha spiegato Arberas. "È il primo a riconoscere che l'anno non è andato bene ed è voluto salire in bici fino all'ultimo giorno della stagione per provare a vincere. Mi ha detto: 'Aritz, lo devo alla squadra'. Secondo me, questo dimostra un'enorme maturità."
La metafora della Formula 1 e le analisi in vista del 2027
La mancanza di risposte chiare rende la situazione complessa anche sul piano psicologico per il corridore. "Quando parliamo dopo le gare, mi chiede: 'Aritz, cosa pensi stia succedendo?' E io devo essere onesto: 'Non lo so, Juan. Non abbiamo ancora la risposta'.
È triste, perché è un atleta ambizioso e un lavoratore instancabile," ha raccontato l'allenatore.
Ora che le gare sono terminate, il team ha avviato un'analisi approfondita a 360 gradi che coinvolge dati medici, parametri d'allenamento e fattori fisiologici. Arberas ha paragonato la situazione a un problema meccanico su una vettura da corsa: "Se si incrina un tubo su una Ferrari, quella Ferrari non renderà mai al 100%. Il nostro compito ora è trovare dove sta la falla."
Nonostante i dubbi, lo staff non intende ridimensionare gli obiettivi di Ayuso per la stagione 2027: "Gli obiettivi di Juan per il 2027 devono rimanere gli stessi del 2026: puntare a un Grande Giro, essere competitivo nelle classiche e vincere le corse a tappe di una settimana.
Juan è un corridore di primissimo livello e sa bene cosa la gente si aspetta da lui. Criticare le sue ambizioni, come quando dice di voler puntare al Mondiale, non ha senso: i Campionati del Mondo sono una gara aperta e lui ha tutte le carte in regola per giocarne le sue chance."