La Nasa ha effettuato uno studio accurato del territorio di New Orleans per studiare gli effetti di abbassamento del suolo che si verificano in quel luogo. Anche se lontano dai nostri confini, la ricerca può essere di aiuto per risolvere i nostri problemi di gestione del territorio.

Come è stato realizzato l'esperimento

La Nasa ha usato come principale strumento per misurare la velocità di abbassamento del suolo nel territorio di New Orleans lo UASVAR (Uninhabitated Arel Vehicle Aperture Radar), che sfrutta la tecnica bita come "Interferometric syntetic aperture radar.

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Questo è, in parole semplici, un radar montato su un aereo che sfrutta una tecnica interferometrica basata sulla polarizzazione delle onde.

La tecnica di rilevamento permette una risoluzione dell'osservazione di un centimetro al suolo. L'attività di rilevamento è durata 4 anni, dal 2009 al 2013, ed ora si sono concluse le elaborazioni condotte dalla NASA e dal Center for Geoinformatics della Università della Louisiana, Baton Rouge.

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I risultati dell'esperimento

Lo studio ha accertato una maggiore velocità di abbassamento del suolo rispetto alle previsioni. Si è giunti ad una velocità di 50 millimetri l'anno nelle aree industriali di Norco e Michoud. Nelle aree presso gli argini e della logistica industriale la velocità di abbassamento del suolo è di 40 millimetri l'anno. L'abbassamento del suolo porta a problemi di stabilità degli insediamenti in quell'area e aumenta i rischi di erosione del territorio da parte delle maree. 

I motivi del fenomeno

La città di New Orleans nasce su un territorio che si è costituito per il trasporto di materiale da parte del Mississippi nei precedenti 8.000 anni e gli effetti della glaciazione sul livello del mare. La stessa natura geologica porta ad un abbassamento del suolo.

Nel passato l'abbassamento del livello del suolo è stato contrastato dal trasporto di ulteriori sedimenti da parte del Mississippi e dal deposito risultante dalla decomposizione della vegetazione, questo prima dell'intervento dell'uomo.

La realizzazione degli argini a protezione dell'economia del Golfo e degli insediamenti umani ha interrotto l'apporto dei sedimenti del fiume che ora si riversano direttamente in mare, facendo aumentare la velocità di abbassamento del suolo.

Altri danni dati dall'intervento dell'uomo sono stati comportati anche dall'estrazione di acqua, petrolio e gas, dalla bonifica delle paludi, dalle attività economiche con la costruzione di pesanti manufatti che vanno a compromettere la stabilità del territorio in zone più sensibili ai fenomeni.

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Quindi lo studio può rendere possibile delle accurate previsioni dei movimenti geologici ed indicare dove è possibile realizzare in sicurezza anche le attività economiche, dove e come intervenire per riparare gli errori del passato.

In Italia?

L'assetto idrogeologico del territorio italiano consiglierebbe un uso massivo di tali metodologie di ricerca e poi la pragmatica osservanza delle indicazioni ricevute dalla ricerca, non badando alla difesa degli interessi di qualche corporazione.

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Quante volte piangiamo per i danni di una alluvione in Liguria?

Il patrimonio di Venezia non merita una simile analisi per la sua difesa dal fenomeno dell'acqua alta [VIDEO]?

Anche a Bari occorre un simile approccio per la valutazione dell'impatto creato sul sistema idrogeologico dalla colmata di Marisabella?

Per questi motivi è oramai irrinunciabile avviare anche in Italia una ricognizione dei territori con simili strumenti di ricerca, prima di avviare serie misure di prevenzione e salvaguardia del territorio, senza attendere il rinfocolorarsi delle polemiche e delle recriminazioni ad ogni disastro. Per inciso la nostra attitudine ad operare solo per rimediare a quanto era prevedibile costa molto più in termini economici, oltre al valore delle vite umane spesso perdute, di una seria attività di prevenzione. C'è da chiedersi a chi giova il modus operandi italiano. 

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